Per ricordare Ennio Flaiano (Pescara 5.3.1910-Roma 20.11.1972), scrittore, sceneggiatore e giornalista, critico teatrale e cinematografico, la biblioteca che porta il suo nome, non lontana dalla casa dove egli visse dal 1953 alla morte, offre un programma di attività che impegneranno il mese di marzo a partire dal giorno del Centenario della nascita.

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Tornare a riflettere sui tragici fatti avvenuti a Genova nel luglio 2001, in occasione del G8, non è un esercizio retorico o, peggio, strumentale. Non sono stato un protagonista diretto, ma sicuramente indiretto, delle cariche indiscriminate da parte delle forze di polizia, delle manganellate, ustioni, umiliazioni, vessazioni e minacce, subite da manifestanti inermi. Perchè, prima delle cronache che ho ritenuto attendibili, quei fatti mi sono stati raccontati personalmente dai pacifici partecipanti a quella manifestazione. A cominciare dai miei amici di Legambiente che erano presenti, da altri conoscenti che avevano sul loro corpo i segni indelebili dei pestaggi ricevuti, nonchè per aver visto la grave frattura mandibolare riportata da una mia cara cugina,  con pesanti conseguenze visibili fino a poco tempo fa. E poi, il segno più tragico, con la morte di Carlo Giuliani e la beffa, nel 2003, del procedimento archiviato dal Gip Elena Daloiso nei confronti dell’indagato per omicidio, il carabiniere Mario Placanica, per “uso legittimo delle armi” oltre che per “legittima difesa”. Su queste risultanze, per chi non ne fosse a conoscenza, invito a leggersi la ricostruzione del Comitato Piazza Carlo Giuliani.

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L’amica Alda Macciocca mi invia una mail con la lettera che Elvira Dones ha scritto a Berlusconi, in merito alla sua recente sciagurata battuta sulle “belle ragazze albanesi”, immagino si ricorderà, quando ha affermato “faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”. Elvira Dones, è una scrittrice e giornalista albanese, laureata all’Università di Tirana. E’ emigrata dal suo paese prima della caduta del muro di Berlino e dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera, dove ha curato alcuni documentari per la tv svizzera italiana. Attualmente vive e lavora negli Stati Uniti,  occupandosi di narrativa e alternando il lavoro di giornalista a quello di sceneggiatrice. Il suo volto è presente nella galleria dei miei Simboli, personalmente l’ho scoperta dalla lettura del suo primo romanzo scritto interamente in italiano, Vergine giurata (edito da Feltrinelli del 2008), con il quale ha vinto il premio della Fondazione Carical Grinzane Cavour per la cultura euromediterranea. Alla fine del post, ho inserito un video tratto dal blog dell’editore Feltrinelli, nel quale Elvira Dones presenta il libro.

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Eppure doveva risultare chiaro già nel 2005 al Partito Democratico, quando Nicki Vendola vinse le primarie contro lo stesso sfidante di ieri, Francesco Boccia. Doveva essere chiaro e cristallino, che il vero “laboratorio” in Puglia al quale fare riferimento è semmai un altro: quello che Vendola ha praticato nell’esperienza concreta di governo della regione, attraverso obiettivi chiari, tra cui la difesa del valore pubblico dell’acqua, il no al nucleare e il rilancio di un’economia “compatibile” legata alle risorse locali e a progetti finanziati dall’Unione  Europea,  solo per citare i principali. Ma una parte dell’attuale gruppo dirigente del PD, quello che è risultato maggioritario alle primarie per l’elezione del segretario nazionale, con il vincente che andava ripetendo durante la sua campagna elettorale, quasi come una litania, di non voler rinunciare a dichiararsi ancora “di sinistra”. Quelli, che sempre nel corso della campagna elettorale per le primarie, hanno tappezzato i muri delle città inneggiando ad un Partito Democratico “laico, popolare e di sinistra”. Gli stessi , insomma, che non hanno fatto nulla per far vincere Soru in Sardegna, perchè in ben altre faccende trasversali affaccendati (v. il post Morte a Venezia del 4 marzo 2009).  Allora, occorre ricordare pure questa volta, che dietro l’apparente miopia dei trafficanti di alleanze e sudditanze, c’erano a monte  interessi ben precisi, non palesati e mal camuffati, con la scusa dell’allargamento “al centro” dell’alleanza di centro sinistra.

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L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innvovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.