Gen
25
La speranza contro le alchimie…e i giochi del sottobosco
Archiviato in beni pubblici, classi dirigenti, democrazia, risorse idriche | 3 commenti
Eppure doveva risultare chiaro già nel 2005 al Partito Democratico, quando Nicki Vendola vinse le primarie contro lo stesso sfidante di ieri, Francesco Boccia. Doveva essere chiaro e cristallino, che il vero “laboratorio” in Puglia al quale fare riferimento è semmai un altro: quello che Vendola ha praticato nell’esperienza concreta di governo della regione, attraverso obiettivi chiari, tra cui la difesa del valore pubblico dell’acqua, il no al nucleare e il rilancio di un’economia “compatibile” legata alle risorse locali e a progetti finanziati dall’Unione Europea, solo per citare i principali. Ma una parte dell’attuale gruppo dirigente del PD, quello che è risultato maggioritario alle primarie per l’elezione del segretario nazionale, con il vincente che andava ripetendo durante la sua campagna elettorale, quasi come una litania, di non voler rinunciare a dichiararsi ancora “di sinistra”. Quelli, che sempre nel corso della campagna elettorale per le primarie, hanno tappezzato i muri delle città inneggiando ad un Partito Democratico “laico, popolare e di sinistra”. Gli stessi , insomma, che non hanno fatto nulla per far vincere Soru in Sardegna, perchè in ben altre faccende trasversali affaccendati (v. il post Morte a Venezia del 4 marzo 2009). Allora, occorre ricordare pure questa volta, che dietro l’apparente miopia dei trafficanti di alleanze e sudditanze, c’erano a monte interessi ben precisi, non palesati e mal camuffati, con la scusa dell’allargamento “al centro” dell’alleanza di centro sinistra.
Dic
16
L’odio e l’omologazione della Rete
Archiviato in censura, inciviltà, social network | Lascia un Commento
L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.
Nov
24
Sul crocifisso
Archiviato in chiesa cattolica, fede, laicità | Lascia un Commento
Dalla “pagina aperta” del quotidiano abruzzese Il Centro (21/11/2009), riporto questo articolo del sacerdote Raffaele Garofalo, sulle stesse posizioni dall’altro sacerdote, l’amico Aldo Antonelli, che il 4 novembre scorso sono state pubblicate da Micromega online
Il crocifisso nei dolori del mondo
di Raffaele Garofalo
La sentenza del tribunale di Strasburgo ripropone il dibattito sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, riaccendendo il vespaio delle polemiche e delle speculazioni. La soluzione del problema avrà luogo soltanto con una nuova normativa rispettosa dello spirito della Costituzione di uno Stato laico. Questa, infatti, in più articoli afferma che la religione non deve costituire un elemento di distinzione tra cittadini. La legge del 24 giugno 1929 (tuttora in vigore e che impone la presenza in aula del crocifisso accanto al ritratto del re) rispecchia la visione angusta di un regime desideroso di legittimazione e di una Chiesa preconciliare che rifiutava il dialogo con altre confessioni religiose. Con la stipula del Concordato il fascismo considerava la religione cattolica «fondamento e coronamento» del sistema statale, sua parte integrante. Il riconoscimento di una diversità di fede e il rispetto di altre credenze sarà una conquista dello Stato democratico e della Chiesa del Concilio.
Nov
4
In ricordo di Claude Lévi-Strauss
Archiviato in antropologia, strutturalismo | 4 commenti
La notte tra sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre, è morto a Parigi l’antropologo Claude Lévi-Strauss. “Un altro pezzo di civiltà che se ne va e di cui non si vedono degne sostituzioni”, come giustamente ha scritto mia cugina Cristina in un sms che mi ha inviato ieri sera. Stessa cosa ebbi a dire sui padri della nostra Repubblica, a proposito di Giuseppe Di Vittorio, commentando nel post del 17 marzo di quest’anno, una fiction televisiva a lui ispirata.
Negl’anni ‘50, insieme ad “Antropologia strutturale”, uno dei suoi saggi più famosi resta senz’altro “Razza e storia e altri studi di antropologia”, del 1952 e tradotto da Paolo Caruso in Italia nel 1967 per l’editore Einaudi. Nella mia libreria ci sono entrambi, ma ho tirato fuori il secondo, ricordando un brano in cui delinea il concetto di progresso, come sviluppo non sempre “necessario” e “continuo” nel corso della storia umana. Un parallelo concettuale, che anni dopo mi sono trovato a fare con un’altra idea, espressa da Edgar Morin in un classico dell’epistemologia contemporanea, “Il metodo” (del 1977, pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1983), dove il sociologo francese elabora un approccio alla conoscenza, non “lineare” e “cumulativo”, ma dentro uno schema “circolare”, di rottura con il tradizionale metodo cartesiano.
In ricordo di Claude Lévi-Strauss, riporto di seguito il passo dal libro citato.
Ott
8
Elogio della fuga
Archiviato in lessico civile, società civile | Lascia un Commento
Non mi occupo mai in questo blog di Berlusconi e delle polemiche attorno alla sua persona. Perchè ritengo, come scrivo nella pagina iniziale Lessico civile, che una della priorità nel nostro paese sia quella di ricostruire un tessuto culturale e civile realmente sano a libero, compito che non può essere demandato solo alla classe politica. Senza prescindere da quest’ultima, ma nella consapevolezza che devono riabilitarsi nella società altre forze autonomamente, per dispiegare tutte le potenzialità che, nonostante tutto, ancora esistono negli interstizi. Il problema serio però, è il soggetto sociale, l’attore principale che dovrebbe farsi carico di questo compito immane. Perchè ha ragione Goffredo Fofi nella rubrica che cura su l’Unità, Quando eravamo un popolo, dove si chiede “Come è stato possibile che quest’umanità si sia trasformata nella inamabile, spesso francamente detestabile umanità di adesso? Dalla grazia alla sguaiataggine, come è stato possibile che si sia caduti così in basso, e che nulla sembri restare del calore, della simpatia degli italiani di allora? L’esame di coscienza dovrebbe essere collettivo (…)” Dunque, anche per questo motivo, credo che il problema non possa essere visto solo nell’ottica dei disastri provocati nelle coscienze da un uomo solo. Per quanto potente e con tutti i mezzi “persuasivi” di cui dispone. C’è, appunto, una responsabilità collettiva, per non restare ancorati alla logica angusta (e autoassolutoria) della vittima e del carnefice. In questo senso, per esempio, con tutta la stima e l’affetto, continuano a non convincermi affatto le analisi a senso unico, in una chiave di lettura iper politica, dell’amico Gennaro Carotenuto, come l’ultima che ha scritto nel suo blog.
Ott
6
Leopoldo Elia sul lodo Alfano
Archiviato in costituzione, democrazia, giustizia | Lascia un Commento
In attesa del pronunciamento da parte della Corte Costituzionale sul c.d. lodo Alfano, riporto la sintesi della audizione informale del costituzionalista, ex presidente della Consulta, Leopoldo Elia, avvenuta pochi mesi prima del suo decesso, presso le commissioni riunite - Affari costituzionali e Giustizia - del Senato, il 16 luglio 2008. Spunti utili di riflessione, dell’autorevole giurista scomparso, sul provvedimento che congela i processi per le prime quattro cariche dello Stato.
“Sul disegno di legge presentato dal Ministro della giustizia Alfano il 2 luglio 2008 “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” (XVI Legislatura – Atti Camera n. 1442) pesano le censure di illegittimità costituzionale che indussero la Consulta, con la sentenza n. 24 del 2004, a dichiarare la incostituzionalità dell’art. 1, comma 2, della legge 20 giugno 2003, n. 140. Certo, si è cercato di rimediare ad alcuni effetti collaterali segnalati dalla Corte (ad es. in materia di tutela della parte civile, di divieto di reiterazione del beneficio) ma non era qui la sostanza delle censure rivolte all’impianto della legge adottata nel 2003. Quali erano le violazioni “dei principi fondamentali dello Stato di diritto” accertate dai giudici costituzionali? Con una formula sintetica usata nel n. 6 del considerato in diritto possiamo definirle così: “automatismo generalizzato”, scomponibile in generalità dei reati oggetto dei processi sospesi e automatismo della sospensione insuscettibile di ogni filtro o accertamento della plausibilità o ragionevolezza della tutela differenziata. In effetti, il carattere automatico o ex lege della protezione impedisce ogni verifica sul rispetto del principio di proporzionalità: e la stessa giustificazione della deroga al principio della parità di trattamento di fronte alla giurisdizione, che è all’origine della formazione dello Stato di diritto, non può essere fondata su indici obbiettivi. La rinunziabilità della sospensione su richiesta dell’imputato o del suo difensore non rimedia all’automatismo, come si afferma nella relazione ministeriale.
