
«Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso… si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni affinità umana… si comprenderà allora il duplice significato del termine “campo di annientamento” e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo» (Primo Levi “Se questo è un uomo”, Einaudi 1976)

Carla Corsetti, segretaria nazionale di Democrazia Atea, in un’intervista rilasciata ad Agorà Vox spiega le ragioni della candidatura di Margherita Hack con il loro partito e prova anche ad operare un distinguo concettuale tra “stato ateo” (a suo avviso termine più corretto per rappresentare la non ingerenza) e “stato laico” che invece, sempre a suo parere, si presterebbe terminologicamente a delle ambiguità: sostiene infatti la Corsetti che lo “Stato ateo” non equivale ad imporre l’ateismo di Stato, al pari della religione ma che lo stesso non riconosce autorità alcuna al Vaticano. A differenza dello “Stato laico”, che invece la riconosce e quindi la legittima. Seguendo un rigore etimologico, potrebbe essere anche corrispondere al vero la tesi sostenuta dalla Corsetti, ma sappiamo come l’etimologia stretta di un termine, quello “laico” nello specifico”, se contestualizzato in modo non arbitrario, può assumere un significato tutt’altro che ambiguo e, anzi, molto più pregnante e meno ideologico del termine “ateo” se associato allo Stato.
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Già ieri nella pagina Facebook collegata a questo blog, avevo postato la notizia tratta da Agorà Digitale sul ritiro dei due disegni di legge statunitensi, SOPA e PIPA, che in nome della lotta alla pirateria e del copyright, minacciavano seriamente la libertà di espressione in rete. Mi sembra però doveroso inserire anche qui la stessa notizia, da un’altra fonte, quella del “Disinformatico”.
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Annunciata ormai da diversi giorni in rete la massiccia protesta contro i due disegni di legge al vaglio negli Stati Uniti, lo “Stop Online Piracy Act (SOPA)” e il “Protect IP Act (PIPA)”, entrambi, sia per una miriade di associazioni, social network, internet provider, organizzazioni internazionali e migliaia di “cittadini elettronici” sparsi nel mondo, nonchè secondo l’autorevole opinione espressa da parte di esperti in comunicazione telematica e giuristi, andrebbero di fatto a ledere alcuni diritti fondamentali sulla rete con conseguenti restrizioni della libertà di espressione. Oltretutto, attraverso un meccanismo che assimilerebbe i paesi occidentali a quei regimi auroritari come la Cina, la Siria, l’Iran, che adoperano sistemi di controllo e di censura sull’Internet. E la questione, tra l’altro, eventualmente non riguarderebbe solo gli Stati Uniti, ma avrebbe inevitabili riflessi in Europa e nel resto del mondo intero, perlomeno in quello “connesso”. Ci riguarda da vicino dunque e questo blog nel suo piccolo, vuole dare un contributo intanto attraverso la pubblicazione di un articolo della community “Global Voices Online” il quale, molto efficacemente, riassume sia le motivazioni della forte opposizione ai due provvedimenti legislativi all’esame negli Stati Uniti, che le risorse principali dove poter attingere informazioni sull’argomento.
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