Nella giornata mondiale della terra 2012, mi torna alla mente un post breve letto di sfuggita diverso tempo fa sul blog delle “donne che corrono coi lupi” che sposava la teoria di una terra intelligente e cosciente…teoria scientifica molto discussa e controversa sulle capacità “omeostatiche” del pianeta, ovviamente antitetica a quella darwiniana. E allora, inevitabilmente, il pensiero va a chi per la prima volta in modo organico nel 1979 ha messo nero su bianco questa contestata teoria: Jim Lovelock con il suo libro “Gaia. Nuove idee sull’ecologia”, edito per la prima volta in Italia nel 1981 dai Bollati Boringhieri. Al di là di aspetti non proprio condivisibili, il libro conteneva comunque proiezioni sul futuro per certi versi profetiche e confermate nell’epoca che viviamo.Visioni su questioni diverse, che vanno però ad intrecciarsi con altre, altrettanto profetiche ed elaborate tra gl’anni ‘60 e ‘70 da Marshall McLuhan.

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Non condivido alcune considerazioni che Goffredo Fofi scrive in questo articolo che propongo del numero di febbraio de “Lo Straniero”, la rivista mensile da lui diretta. O almeno, non mi sento di sottoscriverne certi toni: non ho mai amato generalizzazioni e accozzaglie che rischiano di semplificare all’eccesso, riducendo la complessità del reale che ci sta di fronte e perciò la nostra capacità di comprensione. E oltretutto, quando in conclusione auspica “la responsabilità che grava da sempre sulle minoranze più coscienti”, se questo può essere storicamente vero, io credo che oggi non sia più sufficiente per provare a ricostruire un tessuto civile fortemente disgregato. Malgrado ciò, ritengo che il nocciolo duro del suo ragionamento abbia un fondamento. Laddove coglie l’incapacità di costruire davvero il nuovo, lontano da facili quanto consunti approcci “nuovisti”, per il peso ingombrante rappresentato da quelli che ormai da tempo appaiono come dei sepolcri imbiancati, ma anche per una generazione - soprattutto quella “tq” - schiacciata dalla propria prosopopea che rincorre unicamente vecchi modelli nella convinzione che siano invece moderne novità.

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La prima a proporre l’8 marzo come giornata di lotta a favore delle donne e per ricordare la tragedia delle operaie di New York, fu Rosa Luxemburg nel 1910. In seguito, sempre in quell’anno, alla Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, la socialdemocratica tedesca Klara Zetkin, propose di istituire la “Giornata Internazionale della Donna” e fissarla per l’8 marzo di ogni anno.

Quello che segue è un  brano tratto dal cd “LePoCa di Azzaro -Letture Poesie Canzoni di Salvatore Azzaro”, dedicato alle Donne per la Festa della Donna.

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“Un cristiano autentico, un intellettuale impegnato, un compagno di tante battaglie per il socialismo in Europa e in America latina (…)”, con queste parole inizia il comunicato diffuso da Lidia Menapace dal quale questa mattina ho appreso la notizia sulla scomparsa a Roma di Giulio Girardi.  Filosofo e teologo della Liberazione di fama internazionale, ex sacerdote,già docente in alcune prestigiose Università (salesiana di Torino e Roma, cattolica di Parigi e “Lumen vitae” di Bruxelles,di Sassari) è stato uno studioso impegnato della realtà latino-americana e dei movimenti indigeni. Ha scritto molti libri importanti sia in lingua spagnola che italiana. Anche se lungo percorsi e periodi diversi, personalmente lo accomuno molto ad un altro grande teologo emarginato dalle gerarchie ecclesiastiche, l’ex frate francescano Leonardo Boff, tra i più importanti esponenti della “Teologia della liberazione”.

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«Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso… si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni affinità umana… si comprenderà allora il duplice significato del termine “campo di annientamento” e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo» (Primo Levi “Se questo è un uomo”, Einaudi 1976)

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Carla Corsetti, segretaria nazionale di Democrazia Atea, in un’intervista rilasciata ad Agorà Vox spiega le ragioni della candidatura di Margherita Hack con il loro partito e prova anche ad operare un distinguo concettuale tra “stato ateo” (a suo avviso termine più corretto per rappresentare la non ingerenza) e “stato laico” che invece, sempre a suo parere, si presterebbe terminologicamente a delle ambiguità: sostiene infatti la Corsetti che lo “Stato ateo” non equivale ad imporre l’ateismo di Stato, al pari della religione ma che lo stesso non riconosce autorità alcuna al Vaticano. A differenza dello “Stato laico”, che invece la riconosce e quindi la legittima.  Seguendo un rigore etimologico, potrebbe essere anche corrispondere al vero la tesi sostenuta dalla Corsetti, ma sappiamo come l’etimologia stretta di un termine, quello “laico” nello specifico”, se contestualizzato in modo non arbitrario, può assumere un significato tutt’altro che ambiguo e, anzi, molto più pregnante e meno ideologico del termine “ateo” se associato allo Stato.

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Già ieri nella pagina Facebook collegata a questo blog, avevo postato la notizia tratta da Agorà Digitale  sul ritiro dei due disegni di legge statunitensi, SOPA e PIPA, che in nome della lotta alla pirateria e del copyright, minacciavano seriamente la libertà di espressione in rete. Mi sembra però doveroso inserire anche qui la stessa notizia, da un’altra fonte, quella del “Disinformatico”.

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Annunciata ormai da diversi  giorni in rete la massiccia protesta contro i due disegni di legge al vaglio negli Stati Uniti, lo “Stop Online Piracy Act (SOPA)” e il “Protect IP Act (PIPA)”, entrambi, sia per una miriade di associazioni, social network,  internet provider, organizzazioni internazionali e migliaia di “cittadini elettronici” sparsi nel mondo, nonchè secondo l’autorevole opinione espressa da parte di esperti in comunicazione telematica e  giuristi, andrebbero di fatto a ledere alcuni diritti fondamentali sulla rete con conseguenti restrizioni della libertà di espressione. Oltretutto, attraverso un meccanismo che assimilerebbe i paesi occidentali  a quei regimi auroritari come la Cina, la Siria, l’Iran, che adoperano sistemi di controllo e di censura sull’Internet. E la questione, tra l’altro, eventualmente non riguarderebbe solo gli Stati Uniti, ma avrebbe  inevitabili riflessi in Europa e nel resto del mondo intero, perlomeno in quello “connesso”. Ci riguarda da vicino dunque e questo blog nel suo piccolo, vuole dare un contributo intanto attraverso la pubblicazione di un articolo della community  “Global Voices Online” il quale, molto efficacemente, riassume sia le motivazioni della forte opposizione ai due provvedimenti legislativi all’esame negli Stati Uniti, che le risorse principali dove poter attingere informazioni sull’argomento.

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Leggo Micromega fin dalla sua nascita negl’anni ‘80 quando era diretta da Giorgio Ruffolo e Paolo Flores d’Arcais era condirettore. “Le ragioni della sinistra”,  come recitava il sottotitolo di ogni numero della rivista, aperte al dibattito e al confronto, senza rinunciare a forti prese di posizioni anche “militanti”. Ragioni comunque non ideologiche o preconcette, piuttosto una spinta culturale e ideale per un profondo rinnovamento a favore di una sinistra dialogica e declinata al plurale. Un laboratorio di idee che nel corso degl’anni di vita della rivista, anche quando il sottotitolo fisso è stato abbandonato contrassegnando “tematicamente” di volta in volta ogni numero e Flores d’Arcais è diventato direttore, è stato uno dei punti di riferimento importanti per il sottoscritto, come credo per molti altri.

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E’ naturalmente scandaloso e inqualificabile il voto autoassolutorio che ieri alla Camera dei deputati ha salvato Nicola Cosentino, così come lo è la vergognosa dichiarazione di Bossi che leggo questa mattina nella quale, con una bella faccia tosta dimenticando i cappi degl’anni ‘90, sostiene che “la storia della Lega non è mai stata forcaiola”. Ma al tempo stesso, trovo non meno deplorevole e strumentale l’atteggiamento di chi, l’ineffabile Di Pietro e Micromega in testa, associa il voto su Cosentino al pronunciamento della Consulta sul referendum elettorale: il primo che urla al regime e alla deriva antidemocratica cui manca solo l’olio di ricino, la seconda con il suo direttore, di uguale tenore, che lancia un appello on line per chiedere elezioni anticipate subito.  A questi paladini del rigore e della coerenza “democratica”, sarebbe sufficiente ricordare sia la dichiarazione rilasciata da Di Pietro l’altra sera nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7 - “io non so come deciderà la Corte Costituzionale ma qualsiasi decisione l’accetterò” - che gli innumerevoli articoli, nonchè interi numeri, pubblicati da Micromega a difesa (a volte perfino acritica) non solo della magistratura ordinaria, ma anche dei giudici costituzionali.

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