Mag
19
Profughi accompagnati
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Nell’ultima “Lettera” (la n. 141) che Ettore Masina come di consueto invia telematicamente a chi vuole riceverla, il tema affrontato è quello recente e drammatico degli immigrati “respinti” con navi della marina militare. Ma oltre a denunciare le gravi responsabilità politiche di questa scelleratezza ad opera del governo (con qualche “cedimento”, diciamo così, di alcuni esponenti dell’opposizione), Ettore mette a fuoco un vero e proprio “mutamento antropologico” in atto ormai da molto tempo. Non aggiungo altro e riporto per intero il testo della Lettera.
“Chi legge la storia non soltanto sui libri scritti dai vincitori, ma anche ascoltando i lamenti o i silenzi dei poveri ai quali i mass-media dei potenti tagliano le corde vocali, chi si addentra nei fatti del passato e in quelli della cronaca che viviamo e di cui – lo vogliamo o no – siamo responsabili, protagonisti e autori, chi non dimentica il vangelo né la dura, lunga, sofferta esperienza del costruire una società in cui all’uomo l‘uomo sia fratello e non lupo, sa bene che accadono eventi i quali, a tutta prima, possono sembrare episodi di scarsa rilevanza, ma che invece, a pensarci bene, segnalano il livello del male di cui siamo tutti portatori se non ci occupiamo attivamente di chi patisce una crudele negazione dei suoi diritti alla vita. Quegli eventi non sono visibili o rumorosi come guerre devastanti né uccisioni di tiranni, né il rosseggiare di sanguinose rivoluzioni; non spingono i parlamenti a convocarsi d’urgenza, non incidono sui bollettini di borsa, non modificano i programmi scolastici né sbiadiscono la nostra cupa concentrazione sui “fatti nostri”. Poiché sembrano riguardare soltanto gruppi di poveri si concede loro poco spazio – ed effimero – della nostra attenzione. Se mai questa attenzione sembri obiezione ai loro comportamenti, i governanti ci assicurano che si tratta di spiacevoli incidenti di percorso nella difesa del nostro livello di vita, che sono accaduti una volta ma non si ripeteranno perché hanno anche un valore deterrente nei confronti dei poveri che turbano il nostro ordine pubblico. Come dicevano i terroristi “rossi”? Punirne uno per rieducarne cento.
Mag
7
L’ecomostro in zona sismica
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A proposito di costruzioni pericolose e “fuori norma” in zone sismiche, un esempio particolarmente eloquente, che in questo caso unisce il danno ambientale dell’obrobrio architettonico, alla mancanza di qualsiasi criterio di adeguamento alla normativa per la realizzazione di un complesso edilizio in zona sismica, viene sempre dalla provincia de l’Aquila. Precisamente da Corcumello, un borgo medievale della Marsica, frazione del Comune di Capistrello. L’idea nefasta, nasce purtroppo nel contesto serio e necessario del Programma quadriennale di Edilizia Residenziale Pubblica, che la Regione Abruzzo aveva votato nel luglio del 1996, individuando nella delibera i “soggetti attuatori” e, tra questi, il Comune di Capistrello.