A proposito di costruzioni pericolose e “fuori norma” in zone sismiche, un esempio particolarmente eloquente, che in questo caso unisce il danno ambientale dell’obrobrio architettonico, alla mancanza di qualsiasi criterio di adeguamento alla normativa per la realizzazione di un complesso edilizio in zona sismica, viene sempre dalla provincia de l’Aquila. Precisamente da Corcumello, un borgo medievale della Marsica, frazione del Comune di Capistrello. L’idea nefasta, nasce purtroppo nel contesto serio e necessario del Programma quadriennale di Edilizia Residenziale Pubblica, che la Regione Abruzzo aveva votato nel luglio del 1996, individuando nella delibera i “soggetti attuatori” e, tra questi, il Comune di Capistrello.

C’è da dire, che nel territorio comunale in questione, esistono altre orrende “opere incompiute”, scempi non meno gravi e addirittura di maggiori dimensioni, ulteriori esempi di sperpero dei finanziamenti pubblici. Ma quella che qui si sta rappresentando, è appunto paradigmatica di un danno grave inferto al territorio al quale si aggiunge la beffa di edifici davvero pericolosi costruiti in Zona 1, altamente sismica, secondo la classificazione del Dipartimento della Protezione Civile. Dalle informazioni in mio possesso, risulta che il Comune di Capistrello, nell’ambito della delibera all’inizio citata, ha ottenuto un finanziamento di circa 500 milioni in vecchie lire, che avrebbe dovuto impiegare per costruire edilizia residenziale pubblica, destinata principalmente, come è noto, a quelle particolari categorie sociali costituite da giovani coppie, anziani, studenti ma anche immigrati extra comunitari regolari. Insomma, tutti quei soggetti che solitamente per motivi di reddito sono impossibilitati a realizzare una casa a proprie spese e che, se fossero rientrati nei requisiti previsti dalla legge, avrebbero usufruito di un giusto diritto. Diritto però, che non hanno potutto esercitare, perchè non è stato realizzato ciò (gli alloggi di edilizia economica e popolare) che il Comune di Capistrello avrebbe potuto diligentemente costruire, secondo criteri costruttivi da rispettare e in tutt’altra zona (sicuramente disponibile nel resto del territorio comunale). Voglio ricordare l’aspetto più “sociale” legato a questa vicenda, perchè lo accomuna a quello che avviene e continua ad avvenire soprattutto nel centro sud Italia, ossia la mancata esecuzione di opere indispensabili per far fronte ad un bisogno abitativo di prima necessità…che non ha nulla a che fare, ovviamente, con i fabbisogni abitativi pompati - di fronte alle centinaia di migliaia di alloggi sfitti - per giustificare nuove speculazioni edilizie.Ma tornando allo specifico della bruttura posta in essere nel 1999, oltretutto incompiuta  e fatiscente (come le altre disseminate nel territorio del comune, ma forse in questo caso è bene dire “per fortuna”, perchè andrebbe solo abbattuta e di corsa!), quello che balza subito agl’occhi è la mente diabolica del progettista che avuto la brillante idea - chissà, probilmente convinto anche della sua “originalità” - solo di concepire un simile “anfiteatro” orrendo, in mezzo a quattro casette di un piano destinate ad essere gli alloggi di edilizia abitativa: queste ultime, come si può evincere chiaramente dalla sequenza di foto allegate alla fine di questo post, sono state costruite con una base in muratura costituita da mattoni forati sulle quale appoggia un cordolo di cemento e il tetto senza strutture portanti! Ora, la prima obiezione di qualche strutturista “illuminato”, potrebbe essere quella di sostenere la fattibilità di opere realizzate senza strutture portanti anche in una zona altamente sismica, perchè il tipo di muratura potrebbe essere considerata autoportante. Malgrado fossi convinto dell’assurdità vista con i miei occhi, mi sono debitamente informato, a cominciare da mia moglie che è un architetto e ho chiesto anche ad altri amici ingegneri: tutti insieme convergono nel sostenere che è possibile realizzare strutture ex novo o per edifici storici da ristrutturare, in assenza di strutture portanti in cemento armato, con l’impiego di materiali tradizionali (come la pietra per esempio e si pensi alla ricostruzione di edifici e monumenti storici in Umbria uguale a quello che di dovrà fare a l’Aquila), secondo accurati criteri costruttivi. In ogni caso non possono mai considerarsi, in senso stretto, strutture antisismiche, ma solo realizzate con particolari accorgimenti tecnici che le rendono meno vulnerabili in zone sismiche. Ma non si appoggiano mai e in nessun caso, pure in zona non classificata ad alto rischio sismico, dei cordoli di cemento su mattoni forati che, nella fattispecie, non possono essere nemmeno autoportanti. In sostanza, si tratta di una struttura ibrida assolutamente non idonea per zone sismiche.  Last but not least, la scelta del luogo per realizzare una tale sconcezza: un’area verde nella parte bassa del borgo medievale, ai piedi di montagne stupende, il cui unico utilizzo - secondo l’opinione prevalente tra i residenti del paese - poteva essere un indispensabile ma non distruttivo parcheggio per automobili.Ho voluto portare questo esempio, solo per dare un piccolo contributo al dibattito in corso, suscitato dal recente terremoto de l’Aquila e le inchieste giudiziarie ad esso collegate, per le pesanti responsabilità che gravano su alcuni progettisti,  costruttori e la mano pubblica che ha foraggiato simili interventi “edilizi”. La provincia de l’Aquila, l’Abruzzo intero, abbonda di queste “opere”. E la cosa grave, che molti di questi responsabili, a vario titolo, con protervia ancora si ripropongono pubblicamente, sono in circolazione per “candidarsi” nuovamente alle prossime elezioni amministrative, senza remora alcuna. Occorre fermarli e purtroppo, metaforicamente s’intende, non basterà una risata a seppellirli, come recitava la frase sotto la storica foto che ritrae l’arresto dell’anarcosindacalista a Parigi nel 1905. Servirà invece il farsi protagonisti, ognuno secondo le proprie possibilità, di una nuova stagione di impegno per far uscire definitivamente tutta una serie di personaggi - politicamente trasversali -  dalla scena pubblica e far emergere altro personale politico e sociale, nonchè nuove figure professionali sensibili e competenti, che la nostra epoca impone. 

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Commenti

3 commenti a “L’ecomostro in zona sismica”

  1. L’Aquila, l’ecomostro in zona sismica : Giornalismo partecipativo on 7 Maggio 2009 16:00

    […] http://unmarzianoaroma.net/2009/05/07/lecomostro-in-zona-sismica/#more-37 Segnala presso: Tags: Immigrati, Italia, narcos, ONU, Parigi, PD, protezione civile, SISMI […]

  2. roberto on 7 Maggio 2009 16:25

    …questa volta sei stato veramente grande!….io però aspetterei a dare un giudizio definitivo: l’opera deve essere ancora ultimata. Da anfiteatro a case popolari….ambulatorio medico e sede di attività sociali….non sappiamo neanche quello che realizzeranno: oggi è un parcheggio di tutti e di tutto!
    Certo che la scelta fu appropriata: dal terreno e dal progetto che sicuramente rispettava tutti i criteri anti sismici!

  3. gabriele altobelli on 1 Aprile 2010 09:06

    …La Marsica si “pregia” di avere sul proprio territorio ben tre strutture come quella in oggetto. Le altre sono state costruite a Magliano dei Marsi,in parte abbattuta nel 2005,
    e l’altra,purtroppo è nel Parco Nazionale D’Abruzzo,a Villavallelonga,ancora intatta anche se in uno stato di degrado come “l’Operà”
    di Corcumello.Trattasi del ripetersi del genio dell’Arch.Scoccia,mente illuminata dall’affarismo e dalla corruzione degli amministratori committenti…e dal silenzio assenzo delle popolazioni.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.

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