Giu
17
Lettera da l’Aquila
Archiviato in disumanità, terremoto in abruzzo | Leave a Comment
Un mio caro cugino che vive a Perugia, mi gira questa e-mail ricevuta da una sua amica, con una lettera scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a l’Aquila per presentare il film “Si può fare”, girato con Claudio Bisio. E’ rivolta alla moglie, ma assume il significato di una testimonianza per tutti coloro che a l’Aquila ancora non ci sono stati. Oltre il testo della lettera che è già stata diffusa su alcuni blog in rete, per volontà dello stesso autore e dunque pubblica, inserisco anche il breve ma significativo commento di Gianni alla lettera.
Caro Mario,
ho ricevuto via mail questa lettera sulle condizioni di vita
nelle tendopoli aquilane da un’amica di Perugia ed ho pensato di diffonderla.
Già con diversi, piccoli echi della stampa sono stati recentemente segnalati
alcuni gravi fatti, supportati, come è ovvio, da atti giuridici, limitativi
delle libertà personali e, tra queste, quella della libera e pacifica
manifestazione del dissenso, all’interno dei campi allestiti dalla protezione
civile e, dunque, dal Governo. Oltre al senso di profonda ingiustizia che tutto
ciò provoca in ogni persona di media sensibilità, credo che il contenuto della
lettera, anche se con accenti di retorica nella forma, sia emblematico della
barbarie che sta caratterizzando la vita pubblica, e non solo, di questo paese.
Un abbraccio, Gianni.
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile.
Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare”. Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
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