Una pubblicità di un gestore di telefonia israeliano che ha fatto molto discutere, come dice il mio amico libanese Antoine A.Dahdah, ma nella mail dove mi segnala il video tratto di Youtube che riporto sotto, sostiene:

“Ciao Mario, ti segnalo una pubblicità di un gestore di telefonia che ha fatto molto discutere in Israele. Giustamente i palestinesi la ritengono offensiva in quanto si usa il simbolo della loro sofferenza per fare pubblicità! Io, invece, con una certa speranza, la vedo simpatica e di buon auspicio in un futuro dove si potranno fare diverse partite tra le parti senza il muro della vergogna. Inshallah! Antoine”

“Terre in moto” è un film documentario del 2006 realizzato da Michele Citoni, Angela Landini e Ettore Siniscalchi sul terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980, provocando la morte di migliaia di persone e lasciandone 300.000 senza tettto. “La protezione civile non eisteva, ma volontari e molte amministrazioni da ogni parte d’Italia si mossero per portare i soccorsi. Venticinque anni dopo, i volontari tornano nei paesi ricostruiti. Da qui parte un viaggio nella memoria dell’Alto/Medio Sele e del Tanagro, tra le province di Salerno e Avellino (…). La ricostruzione, non ancora terminata, ha cambiato il volto di questi luoghi (…)”. Questo un brano tratto dall’abstract del film, mentre qui potrete leggere un press book completo sul film e gli autori.

Gli amici dell’associazione CIC, Centro Iniziative Culturali, del Comune di Capistrello (AQ), hanno organizzato per il prossimo 19 luglio alle ore 21.30, la proiezione di questo film in una piazza del centro storico del paese, alla quale saranno presenti due degli autori, Michele Citoni e Ettore Siniscalchi, che cureranno l’introduzione ai temi affrontati nel film. Mi sembra importante segnalare l’evento, proprio perchè si svolgerà in Abruzzo dove i temi della ricostruzione e tutto ciò che ne consegue, sono all’ordine del giorno

Da un articolo del Corriere della sera del 4 luglio scorso, apprendo una notizia a me nota solo in parte, ossia di una legge regionale del 2003, con la quale l’Emilia Romagna ha conferito ad associazioni civiche di volontari, la funzione di “presidio” sul territorio: davanti le scuole, nei parchi, perfino nei cimiteri.  Tengono a precisare i fautori, che le “squadre” di cittadini - o “ronde dolci”, come qualcuno le ha definite - nulla hanno a che vedere con le “ronde” di stampo leghista. Non ronde per la “sicurezza” dunque,  si tratterebbe semmai di un approccio “culturale” ai problemi che riguarda il decoro urbano, per portare, oltretutto, “coesione sociale” (?). Quello che invece io ricordavo, erano le dichiarazioni di Sergio Cofferati, quando nella sua veste di sindaco di Bologna ebbe a dire che “i cittadini possono dare un contributo al presidio del territorio” e auspicava ciò proprio in funzione della “sicurezza”. In modo esplicito, senza mezzi termini, quasi a fare da pendant ad una cosa che, nei fatti, poteva assomigliare molto alle famigerate “ronde”. E giustamente, la frase è ricordata da Paolo Foschi nel suo pezzo. L’articolo del Corriere, cita anche altre esperienze significative di enti locali dove governa (o ha governato fino a poco tempo fa) il centro sinistra. Ma vorrei soffermarmi brevemente sul caso Emilia Romagna,  perchè lo trovo eloquente  se riferito al declino complessivo di un intero modello sociale, come quello emiliano appunto. Però non solo, in quanto paradigmatico di un atteggiamento che troviamo anche altrove.

Reggi il resto

  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innvovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.