“Nella triste deriva in cui ci troviamo, diventa sempre più urgente lavorare per tener su la nostra attenzione e la nostra tensione di cittadini, nonché la nostra capacità critica e riflessiva, perchè non veniamo travolti dalla valanga mediatica di menzogne, volgarità e luoghi comuni che ci sovrasta”. Con queste parole, l’amico sacerdote don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano in provincia de l’Aquila, inizia la presentazione di un ciclo di incontri che si terranno dal 6 ottobre al 4 maggio, ogni 1° martedì del mese, presso il Gazebo di Antrosano. Tra i relatori, scrittori, giornalisti, teologi di grande spessore intellettuale e morale, come Carmine Di SanteRaniero La ValleEttore MasinaAlex Zanotelli, solo per fare alcuni nomi. Un confronto a tutto campo, sui temi dello sviluppo-sottosviluppo, la laicità, la pace, il concilio, il rapporto tra la chiesa e il potere, che non possono essere considerati sola prerogativa dei credenti, bensì, a mio avviso, di sicuro interesse anche per i non credenti. Si pensi solamente alla significativa esperienza, certamente diversa, della Cattedra dei non credenti, promossa dal cardinale Carlo Maria Martini negl’anni ‘90, quando era Arcivescovo della diocesi di Milano. Almeno che, non si voglia continuare ad avere una visione angusta della laicità, come “bandiera di una fazione”, invece che più ispirata alla splendida definizione di Massimo Cacciari, quando alcuni anni fà ebbe a scrivere:  “Laico può essere il credente come il non credente. E così entrambi possono essere espressione del più vuoto dogmatismo. Laico non è colui che rifiuta, o peggio deride, il sacro, ma, letteralmente, colui che vi sta di fronte. Di fronte in ogni senso: discutendolo, interrogandolo, mettendosi in discussione di fronte al suo mistero. Laico è ogni credente non superstizioso, capace, cioè, anzi desideroso, di discutere faccia a faccia con il proprio Dio”.

Qui si può prelevare il pieghevole con il programma degli incontri.

Con profonda rabbia ho appreso questa sera dal Tg3,  che l’ennesimo sciaugurato sindaco leghista, a Ponteranica in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere la targa che il suo predecessore aveva voluto per dedicare la biblioteca civica a Peppino Impastato. E’ molto grave in se, ma anche perchè si inquadra nel clima più generale di rimozione collettiva della memoria. Su molti fronti.  Quasi la stessa rabbia, ho provato ascoltando questa estate sul tardi un’intervista a Giampaolo Pansa: con aria ormai sbruffonesca, esaltando le sue qualità di “cane sciolto” e di “libero pensatore”, nemmeno fosse un maitre a penser, o uno storico di calibro da Les  Annales,  paragonava le tesi sostenute nei suoi ultimi capolavori “storiografici” (ma forse è meglio dire anedottistici), al bel libro di uno storico vero come Claudio Pavone, intitolato “Una guerra civile”. Ma nel saggio del 1991 pubblicato da Boringhieri sulla “moralità” nella resistenza, Pavone, nell’analizzare a fondo e con dovizia di particolari dello storico - dunque con il metodo che manca totalmente a Giampaolo Pansa -, quel periodo particolare che è stato definito di “guerra civile”, i suoi inutili eccessi, non indugia minimamente di fronte alla verità del contesto nel quale certi episodi si sono verificati. Nel senso, che non opera gigantesche rimozioni mistificatorie, in lui non c’è alcuna inclinazione ad un revisionismo d’accatto…come quello che invece caratterizza Giampaolo Pansa. Soprattutto, Claudio Pavone, non si esime mai dal ricordare, a proposito di contesto e verità tutta intera, le migliaia di morti causati dal nazi-fascismo durante la guerra e subito dopo, le malvagità e le scelleratezze commesse dai fascisti in Libia o nella ex Iugoslavia, solo per fare esempi eloquenti. Invece, lo pseudo storico Pansa, rimuove e cancella, con la spocchia intellettuale che il sindaco leghista magari non potrà concedersi (per inciviltà e ignoranza allo stato puro), ma approda a risultati pressochè identici in fatto di rimozione della memoria. Con l’aggravante della boria che lo contraddistingue.

Purtroppo non restituisce ciò che indegnamente si è voluto rimuovere, ma alla memoria di Peppino Impastato, spero sempre nella coscienza di molti, dedico la celebre scena tratta dal film di Marco Tullio Giordana “I cento passi”, sull’importanza della bellezza.

Il 13 luglio 2009, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 30 giugno 2009, n. 85, istitutiva della banca dati nazionale del DNA. Il caro amico Andrea Monti, avvocato, studioso ed esperto in diritto delle telecomunicazioni, bioinformatica e DNA forense, ha scritto di recente un articolo per l’inserto Nova del Sole24ore, nel quale individua l’assenza di una precisa prescrizione legislativa, a proposito della “catena di custodia”: ossia la tracciabilità del campione genetico, dalla scena del crimine alla celebrazione del processo, che non è garantita dalla legge n.85/2009 . Con tutte le conseguenze in termini di falsificazione della “prova biologica”. La materia, fortemente specialistica, è però di sicuro interesse generale per i temi legati alla tutela della persona, e l’articolo di Andrea, in considerazione del linguaggio volutamente divulgativo, risulta di facile comprensione. In un altro post del mese di marzo - Il mistero di Gunther Wiesler -, si era sfiorato l’argomento con la storia fantastica sul furto di campioni di DNA ambientata nell’ex Germania dell’Est, proposta in una fiction della Rete televisiva Svizzera italiana, a cui aveva partecipato Andrea nella veste, guarda caso, di un avvocato :-)  

La conservazione del DNA
di Andrea Monti

“Authentication of forensic DNA samples” è un articolo pubblicato sull’ultimo numero di Forensic Science International: Genetics” da un gruppo di ricercatori israeliani. Gli autori dichiarano di avere trovato un metodo per creare dei campioni artificiali di DNA (e il sistema per distinguerli da quelli “originali”) e auspicano che la loro metodologia diventi un componente standard delle attività di investigazione per “mantenere l’alta credibilità della DNA evidence nel sistema giudiziario”.

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Riporto il testo di un articolo tratto da Adista, rivista telematica mensile riportata anche nei link di questo blog. Si tratta, a mio avviso, di un fatto grave che rievoca altri tempi…come segno di una regressione complessiva che stiamo vivendo a tutto campo. L’argomento, la libertà di cura, in riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, l’aveva affrontato in una lettera don Paolo Farinella - anche lui tra i firmatari dell’appello -, pubblicata nel post del 7 marzo 2009. Tra gli “ammoniti”, c’è anche l’amico sacerdote don Aldo Antonelli, di cui più volte ho fatto menzione sul blog.   

Sul fine vita non si fiata. Il Vaticano censura preti e religiosi firmatari di un appello per la libertà di cura

Un’intimidazione con pochi precedenti quella appena avviata dal Vaticano contro 41 preti e religiosi che poco più di cinque mesi fa firmarono un appello “per la libertà sul fine-vita” promosso dalla rivista MicroMega dopo la morte di Eluana Englaro e durante la discussione al Senato del disegno di legge sul testamento biologico, poi approvato lo scorso 26 marzo.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innvovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.