Nov
24
Sul crocifisso
Archiviato in chiesa cattolica, fede, laicità
Dalla “pagina aperta” del quotidiano abruzzese Il Centro (21/11/2009), riporto questo articolo del sacerdote Raffaele Garofalo, sulle stesse posizioni dall’altro sacerdote, l’amico Aldo Antonelli, che il 4 novembre scorso sono state pubblicate da Micromega online
Il crocifisso nei dolori del mondo
di Raffaele Garofalo
La sentenza del tribunale di Strasburgo ripropone il dibattito sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, riaccendendo il vespaio delle polemiche e delle speculazioni. La soluzione del problema avrà luogo soltanto con una nuova normativa rispettosa dello spirito della Costituzione di uno Stato laico. Questa, infatti, in più articoli afferma che la religione non deve costituire un elemento di distinzione tra cittadini. La legge del 24 giugno 1929 (tuttora in vigore e che impone la presenza in aula del crocifisso accanto al ritratto del re) rispecchia la visione angusta di un regime desideroso di legittimazione e di una Chiesa preconciliare che rifiutava il dialogo con altre confessioni religiose. Con la stipula del Concordato il fascismo considerava la religione cattolica «fondamento e coronamento» del sistema statale, sua parte integrante. Il riconoscimento di una diversità di fede e il rispetto di altre credenze sarà una conquista dello Stato democratico e della Chiesa del Concilio.
La trasformazione radicale della società sorta dal dopoguerra esige oggi che il Parlamento approvi una nuova normativa sulla libertà religiosa che favorisca reciproco riconoscimento e uguale visibilità per cittadini di fede diversa, superando la logica dei «culti ammessi». Non è arroccandosi su posizioni di intransigenza che si incoraggia la nascita e la crescita di una società multiculturale. La drammatizzazione della vicenda sta offrendo il pretesto per nuove farisaiche crociate. Se il crocifisso rappresenta davvero il dolore del mondo, i valori della giustizia, della fratellanza e della pace, bisogna cercarlo altrove che sulle pareti delle aule scolastiche o di altri luoghi pubblici ove, tra la polvere, gode della stessa considerazione di suppellettili in disuso. Non si rende cristiano nessuno appendendo un simbolo ad un muro, anche i mafiosi «ornano»le pareti dei loro nascondigli col crocifisso.
Nelle scuole pubbliche il crocifisso rimane testimone di un compromesso tra uno Stato che stenta a professare fino in fondo la sua laicità e una Chiesa tuttora ancorata ai privilegi del Concordato. L’affermazione che la croce nelle scuole è simbolo «culturale e non di fede», equivale ad una chiara ammissione di sconfitta. «Non possiamo non dirci cristiani» è la considerazione del Cristianesimo come fenomeno sociale, dell’essere cristiani come fatto di costume: una verità poco consolatoria per una Chiesa e dei credenti che vanno oltre la semplice osservazione antropologica. Una fede consapevole suggerisce che il Calvario oggi si attualizza sulle «carrette della morte», sui diritti negati a poveri «cristi» da una società,
pagana nella pratica, che si appaga di simboli ornamentali. C’è una parte di cristiani che si spende per quel Cristo incarnato, attuale, ad essa poco interessa se il crocifisso di plastica resterà appeso sulle pareti dell’indifferenza o verrà tolto. I nostri governanti, «ferventi cattolici», offriranno piuttosto un esempio di cristiana coerenza abolendo le leggi razziste del respingimento e del reato di clandestinità. Il problema nelle scuole troverà una risoluzione adeguata quando si creeranno, presso Università statali, «Istituti di Scienze Religiose» non fittizi e sarà introdotto nelle aule lo studio «delle religioni» con nomina ministeriale dei docenti.
Padre Ernesto Balducci, anima magistralmente cristiana e laica, affermava che l’azione educativa deve essere non confessionale, diviene «naturalmente evangelica» quando essa è capace di rendere autonome persone prima subalterne. La Chiesa italiana intraprenderà questo cammino consapevole che, anche rinunciando ad un crocifisso di plastica, ad essa si accompagna il Cristo «vivo». Basta riconoscerlo. Il volto di Dio va cercato nell’intimo dell’uomo.
Commenti
Lascia un Commento