Dic
16
L’odio e l’omologazione della Rete
Archiviato in censura, inciviltà, social network
L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.
Quanto poi al luogo virtuale, Facebook, dove si sono affollati i commenti favorevoli all’aggressione di Berlusconi con il carico da dodici, ribadisco ciò che penso dei social network, ossia dell’omologazione culturale che vi è ben rappresentata. Insieme, occorre ricordarlo, agli aspetti pur centrali legati alla privacy e alla sicurezza, per i motivi in se, ma anche per un significato più esteso: il gruppo in risposta “pro Berlusconi”, che nel giro di due giorni ha cumulato circa due milioni di sostenitori, moltissimi dei quali inventati oppure ignari utenti con account su Facebook che si sono ritrovati tra i “sostenitori” del premier, è una prova tangibile della vacuità e dell’assenza di pensiero, di confronto reale. Si va avanti per proclami, senza alcuno scambio (aspetto prevalente anche se certo non assoluto), come meglio provo ad argomentare nella home page di questo blog. La rete viene sempre più identificata nel senso comune, con i social network (oltre Facebook anche con i “cinguettii” di Twitter), sembrano scomparsi i blog, i news group, quasi il web per intero. Questa omologazione, nell’assimilazione del patrimonio della Rete ai social network, rimbalza anche negli inqualificabili - oltre che imbecilli sul piano della praticabilità a tutto tondo - annunci “censori” da parte del governo: perchè se Facebook Italia non avesse chiuso autonomamente, indubbiamente - facendo un’assurdità - sarebbe stato possibile far chiudere per legge i gruppi a sostegno di Tartaglia per reato di istigazione e altro di penalmente rilevante, così come siti sparsi qua e là dello stesso tenore. Ma un mirror, ossia lo “specchio” che sbatte la copia esatta di un sito incriminato collocandolo, per esempio, su un server di un villaggio sperduto in Thailandia, davvero si ritiene di poterlo colpire con rogatorie internazionali? Allo stato attuale, esistono sulla rete migliaia di mirror e possono moltiplicarsi se non all’infinito, poco ci manca! E comunque, a proposito di volontà censorie e tanto per non dare adito a fraintendimenti rispetto alle mie considerazioni su Facebook ed i social network, condivido in gran parte ed invito a leggere l’articolo del costituzionalista Michele Ainis apparso su La Stampa di ieri, che conclude con una frase eloquente: l’antidoto agli abusi in Rete viaggia già sulla Rete, basta un clic.
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