Chiunque sia stato impegnato in prima persona, dal dopo Chernobyl in poi (ma il movimento antinucleare si faceva sentire già dalla metà degl’anni ‘70 in Italia), o almeno si sia limitato a seguire come spettatore i molti dibattiti televisivi che si susseguirono durante quel periodo, non potrà non ricordare il livello degl’ospiti, da una parte e dall’altra, che venivano invitati a quelle trasmissioni in contraddittorio sul tema dell’energia nucleare. Ma non solo in relazione a questo aspetto, perchè la qualità elevata era determinata da un confronto a tutto campo sulle politiche energetiche, il riferimento ufficiale era il Piano Energetico Nazionale con le sue analisi “pompate” dei fabbisogni energetici per esempio e già lì venivano contrapposte altre cifre, dati alla mano, con veri e propri piani energetici alternativi, presentati sotto forma di proposta di legge anche in parlamento.

Per ciò che riguarda la parte “antinucleare”, voglio ricordare che, insieme ai suoi esponenti di punta più noti (Gianni Mattioli, Massimo Scalia, Paolo Degi Espinosa, Gianni Silvestrini), tutti gli esperti provenivano come formazione da un gruppo di scienziati e tecnici che, a vario titolo, hanno dato un contributo fondamentale in Italia al dibattito sulla “non neutralità” della scienza - si pensi solo al fisico teorico Marcello Cini. In gran parte costituivano la redazione o erano nel comitato scientifico della rivista “Sapere”, diretta fino ai primi anni ‘80 da Giulio Maccacaro, il fondatore di Medicina Democratica. Successivamente, l’editore scelse di affidare la direzione della rivista al fisico Carlo Bernardini, esponente vicino al Partito Comunista Italiano, ma su posizioni nettamente “scientiste”, oltre che ad essere convinto sostenitore della scelta nucleare in Italia. Tutto il gruppo di scienziati e tecnici uscì dal comitato di redazione e dette vita ad un altro mensile “SE-Scienza Esperienza” nonchè alla rivista QualEnergia, attualmente emanazione diretta di Legambiente, ma all’epoca sotto la sigla del “Comitato nazionale per il Controllo sulle scelte Enegetiche”: in questo organismo spontaneo strutturato intorno alla rivista, oltre agli esperti ed i tecnici, ruotava tutta la galassia del movimento antinuclere italiano che si era fatto le ossa nelle lotte contro la costruzione della centrale nucleare di Pian dei Gangani a Montalto di Castro. Fra gli esponenti più attivi, insieme agli “esperti”, c’era Ermete Realacci che poi nei primi anni ‘80, con Chicco Testa, Laura Conti, Gianni Mattioli, Massimo Scalia, Fabrizio Giovenale ed altri, andarono a fondare Legambiente.

Questo dunque l’humus, il substrato in estrema sintesi, del movimento antinucleare italiano e il motivo che conferiva a tutte queste persone il titolo per poter parlare in suo nome, pure nelle trasmissioni televisive, e con autorevolezza spiegare le “altre” ragioni scientifiche contrapposte alla vulgata dominante in materia energetica rivolgendosi al più vasto pubblico di non addetti ai lavori. Sull’altro fronte invece, quello dei convinti sostenitori dell’opzione nucleare, c’erano esperti legati a doppio filo agli’Enti energetici italiani (Enel in testa, Eni ma anche quelli di “controllo” come l’Enea) e dunque ad interessi ben precisi, due nomi tra i più significativi in quel periodo erano Felice Ippolito e l’ingegnere Giovan Battista Zorzoli. A loro, vanno aggiunti un gruppo di fisici della storica scuola di Via Panisperna intorno al loro esponente di punta Edoardo Amaldi

Dunque il confronto sulla scelta nucleare e il tema energetico complessivo, avveniva tra questi due scenari fortemente contrapposti, ma sicuramente di ben altro spessore rispetto a quello cui si è dovuto assistere ieri sera alla puntata di Annozero: l’immancabile Daniela Santanchè, il “pentito” Chicco Testa e Franco Battaglia contrapposti a Ignazio Marino e il direttore di Greepeace Italia Giuseppe Onufrio…il tutto condito con le boutade di Celentano e l’altro immancabile per Santoro, ossia il blogger affabulatore Beppe Grillo. Ora, sulla Santanchè superfluo commentare la sua insipienza, il professor Franco Battaglia invece, esponente vicino al Pdl, è più noto per sue sparate che per la fondatezza delle sue tesi scientifiche, mentre su Chicco Testa, sarebbe piò onorevole stendere un velo pietoso per uno che spaccia il suo voltagabbana come “cambio di opinione” frutto di una riflessione avvenuta negl’anni: vale solo la pena rammentare, in un paese come il nostro che perde la memoria a rotta di collo, la moltitudine di interventi, scritti e parlati (chi scrive ha militato per anni nella sua stessa associazione quando ne era presidente e lo ha conosciuto personalmente) come presidente nazionale di Legambiente ed esponente di punta del movimento antinucleare, messi a raffronto con gli stessi identici argomenti e luoghi comuni utilizzati dai nuclearisti più accaniti che adesso adopera Testa e contro i quali invece, all’epoca, si contrapponeva duramente. E’ serio tutto ciò? Il suo convinto cambiamento può essere davvero considerato il frutto di una conversione attenta negl’anni? Appare fin troppo ovvio che la spiegazione va cercata altrove e non banalmente solo dentro “interessi” nel frattemo sopravvenuti - certo anche quelli -, bensì negli incarichi “istitituzionali” che ha ricoperto negl’anni, a cominciare dall’Enel e nella probabile attesa di altri futuri.

Invece su Ignazio Marino e  Giuseppe Onufrio: non voglio disconoscere al primo le sue qualità indiscusse di chirurgo specializzato in trapianti d’organo, ma non era affatto, per storia personale e formazione la persona adatta ad essere chiamata come esperto contro la scelta antinucleare. Mentre il secondo, sicuramente aveva più titoli a stare in trasmissione, non solo perchè fisico, ma in quanto direttore di Greenpeace Italia  con tutto l’impegno che di questa associazione rappresentava, ma, come minimo, doveva essere supportatto da un altro calibro affianco…i nomi, tra quelli citati prima, non mancavano da poter invitare. Tralascio l’ormai canonico (e francamente un pò palloso alle volte) Marco Travaglio e non voglio nemmeno soffermarmi sugl’altri due autorevoli “opinion leaders”, ossia Celentano e Grillo, che secondo me, contrariamente a quanto si possa credere, non sono ciò che di meglio potrebbe essere rappresentato su questi temi attraverso il mondo dello spettacolo in Italia. C’era altro anche qui, se proprio non si voleva rinunciare a fare spettacolo e aumentare l’audience ma in modo intelligente.

Insomma, per concludere, l’anchorman Santoro si conferma ancora una volta come colui che vuole stupire con i suoi effetti speciali più che informare seriamente l’opinione pubblica.

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2 commenti

  1. Caro Mario, hai messo in forma impeccabile quello che molti stiamo pensando e non solo rispetto a Santoro.

    La scelta degli antinuclearisti di puntare costantemente non su fatti e numeri ma sulla pietà (fino al pietismo) per le vittime di di catastrofi nucleari testimonia una valutazione di opportunità politica che fotografa un paese dove la cultura scientifica è ormai sconosciuta.

    Non credo sia l’istituto referendario in crisi. E’ fallita la religione civile ottocentesca di creare una cittadinanza capace di decidere. E’ fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l’idea stessa di opinione pubblica. In queste condizioni si vota sull’umore, sulle emozioni, sulla pancia e di sicuro il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata. Trovo nelle posizioni antinucleariste degli elementi di antimodernità a prescindere, perfino di superstizione che superano di gran lunga la coscienza di fatti e argomenti contundenti contro il nucleare stesso.

    Il PD passa da un giorno all’altro da una posizione sostanzialmente favorevole per il nucleare e per la liberalizzazione dell’acqua ad una contraria per motivi meramente strumentali (tanto poi se passa il referendum una scappatoia si trova) e di posizionamento politico.

    Si può decidere la politica energetica di un grande paese non sul merito ma sull’opportunità di colpire Berlusconi?

    Sì può accettare di farne fintamente una questione di vita o di morte usando il “Re degli ignoranti” Celentano? E i nuclearisti possono rispondere con personaggini come Battaglia o Chicco Testa che con sprezzo del ridicolo spergiurano che a Chernobyl andrebbero in vacanza?

    Voterò convintamente quattro sì. Ma con gran pena.
    Gennaro

    • Elena
    • Pubblicato 4 Giugno 2011 il 19:25
    • Permalink

    Non ho visto ‘Annozero’ ma la tua ricostruzione del panorama umano che ha caratterizzato la puntata è fin troppo eloquente. A tratti divertente, se non fosse tragica!
    Il paesaggio che emerge è quello di un mondo intellettuale, o presunto tale, che si autoriproduce, lontano abissalmente dai bisogni reali dell’uomo e del pianeta.
    Accanto a questo mondo, figure quasi circensi,pronte a fare da spalla, all’insegna di un certo populismo che, ahimé, caratterizza anche i rappresentanti di una vocazione politica non privatistica ma aperta al sociale.
    Non mi aspetto coerenza dallo stupidario rissoso della Santanchè ( poco pericolosa nel suo folklore), ma ritengo ben più pericolosa la faciloneria irresponsabile di personaggi-jolly che travolgono la capacità raziocinante dei cittadini, in cambio di un unanimismo che li faccia sentire protagonisti, anche quando fossero privi del benché minimo potere.
    Troppo poco per la dignità della persona, finalità prioritaria da perseguire con intelligenza e pazienza.
    Troppo grave questa abdicazione, se viene perpetrata da intellettuali e politici che, in possesso di strumenti di comunicazione ed intervento,dovrebbero informare correttamente i cittadini per consentirne la reale acquisizione di una coscienza civile: il loro potere dovrebbe giustificarsi solo nel servizio!
    Dal tuo articolo emerge la correttezza che dovremmo fare nostra,oltre ogni schieramento o motivo di parte: quella che ci impone di valutare, considerare e riconsiderare le ragioni dell’accesso al nucleare che, dopo la tragedia giapponese,non può più essere adottato con facile ottimismo.
    Galilei ha testimoniato, come scienziato e come uomo, l’obbligo di sperimentare, attraverso l’osservazione della Natura, ascoltando il linguaggio con cui ci parla.

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