Ott
16
Indignados, un fallimento tutto italiano
Archiviato in indignados, manifestazioni, violenza

Sul tragico epilogo della manifestazione che si è svolta ieri a Roma, propongo un articolo di Nicola Sessa tratto da PeaceReporter. Sacrosante parole che dovrebbero indurre a più di una attenta riflessione da parte degli organizzatori della manifestazione di ieri. Ma dovrebbero indurre, oltretutto, ad un approccio finalmente meno ideologico sui limiti presenti anche nella società civile italiana, disorganizzata o nei suoi corpi cosidetti “intermedi”, verso modalità organizzative trite e ritrite che riflettono, tra l’altro, meccanismi autoreferenziali e autocelebrativi non meno odiosi di quelli che attraversano l’intera classe politica.
Una meravigliosa occasione perduta
I cosiddetti Indignados italiani hanno fallito. O, forse, noi italiani non abbiamo compreso a fondo il significato dell’indignazione.
Si dirà che c’erano molti pacifici che credevano di marciare pacificamente; si dirà che una frangia violenta ben organizzata, magari con il supporto di elementi stranieri, ha rovinato una manifestazione bellissima. I black bloc sono diventati un alibi troppo scontato in un modo di manifestare diventato anacronistico, ancorato a schemi che hanno almeno 50 anni di vita, modelli che il potere politico finanziario è ben preparato a fronteggiare. È impossibile evitare la violenza dei ragazzi vestiti di nero? Sicuramente è possibile tenerli fuori dalla festa.
È proprio in questo che gli organizzatori della manifestazione italiana (unica in Europa ad aver preso questa piega vergognosa) hanno fallito. Quello degli Indignados è un movimento nuovo, fresco, creativo, improvvisatore. A Roma il tutto è stato pianificato come una qualsiasi manifestazione sindacale con il classico raduno in Piazza della Repubblica e fine corsa a Piazza San Giovanni. Nulla di nuovo. Come nuove non erano le presenze alla manifestazione: bandiere di Sinistra e Libertà, dei Cobas, del Partito comunista dei lavoratori, dei No Tav non avrebbero dovuto esserci. Tanto meno il gruppo del “no tessera del tifoso”. Sì, c’erano anche loro.
Le manifestazioni di Spagna, Israele e soprattutto di Wall Street hanno insegnato che non ha senso marciare senza senso e che soprattutto i numeri non contano: sono più efficaci 300 persone che arrivano all’improvviso nel cuore finanziario di un Paese che non un milione di persone davanti a una basilica.
E ancora i cori: sempre “Silvio pedofilo”, “Silvio vaffanculo”. È tutto molto limitato e cieco. Gli Indignados si muovono contro un sistema asfissiante politico-finanziario, di cui fanno parte tutti, anche i sindacati. Il bersaglio non è un solo governo e gli Indignados, per definizione, non possono e non devono sopportare il cappello di alcun partito. Magari, un giorno scopriremo che un corteo silenzioso, sobrio, senza musica e alcol spaventerebbe maggiormente i vampiri che ci guardano dall’altro.
Non sono state portate idee, nessun programma, nessuna richiesta, nessuna pretesa. Gli Indignados italiani hanno perso una grande occasione e ne sono responsabili perché da domani non si parlerà del futuro delle nuove generazioni, della disperazione delle vecchie, ma di una manifestazione con centinaia di migliaia di persone rovinata da un gruppo di criminali vestiti di nero.
Fonte: PeaceReporter
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