Mi accingevo proprio oggi pomeriggio a scrivere alcune  considerazioni sul neonato governo di Mario Monti e i suoi ministri, quando ho letto l’articolo di Cinzia Sciuto, capo redattrice di Micromega, che condivido pressoché pienamente. Mi limito solo ad aggiungere una breve riflessione che avrebbe fatto da prologo al mio post e riguarda il profilo personale del nuovo premier. Già da prima che gli venisse conferito formalmente l’incarico da Napolitano e si formasse il governo, ne abbiamo davvero sentite di tutti i colori sul professore bocconiano. Dai suoi detrattori all’unisono oltretutto, con argomentazioni totalmente convergenti, da destra fino agli “antistema” e antagonisti di sinistra, questi ultimi dispensatori di pagelle nei confronti di chi da loro non ritenuto sufficientemente “di sinistra”: dunque babbei addomesticati e magari incolti, privi di strumenti di analisi e informazioni corrette (sic!).

Ma l’ultimo articolo di una durezza estrema che mi è capitato di leggere, è quello di Giulietto Chiesa e la trappola in cui saremmo tutti caduti, tutti noi poveri ignari - e magari ignavi - cittadini, di fronte ad un bluff di proporzioni colossali, fatto di un debito pubblico inventato così come la possibile conseguente bancarotta. Fortuna che gli fa un pò da contro altare l’articolo di Barbara Spinelli su La Repubblica di ieri, laddove ricorda che Mario Monti, tra le altre cose, è anche colui il quale, nella sua veste di commissario europeo antitrust, ha condotto una battaglia durissima contro il monopolio Microsoft e la fusione General Eletric-Honeywell.  E mi permetto di aggiungere, che se indiscutibilmente i grandi poteri finanziari da tempo memorabile hanno spodestato la politica  - per gravi responsabilità della medesima -,  dettando ad essa agenda e perfino indirizzi legislativi, questa volta sono rimasti travolti loro stessi da una crisi di proporzioni ciclopiche, insieme ad uno spaventoso debito pubblico accumulato in decenni e reale, non fantomatico, frutto di scelte politiche scellerate, non solo per cause legate alla spregiudicata “finanza creativa” più recente, quella che in gran parte ha prodotto la crisi del 2008.  Però, c’è una altro aspetto ancora che vorrei sottolineare, in linea con la Sciuto, sempre a proposito di “memoria”, seppur molto prima nel tempo rispetto agli ultimi vent’anni addietro cui lei si riferisce: la mia sensazione, può darsi mi sbagli, è che la valanga di insulti di cui è stato oggetto Mario Monti, nonché le acute critiche di alcuni raffinati pensatori “antistema”, abbia a che fare anche con una atavica diffidenza in questo paese a fare i conti con esponenti veri, autentici  - e perciò rari - dell’alta borghesia e degli interessi che indubbiamente e senza alcun mistero rappresentano. Ma settori dell’alta borghesia, per venire alla memoria storica, attraverso i suoi esponenti decisamente “conservatori”, hanno dimostrato nel periodo dello Statuto Albertino in Italia, di avere più coerenza e senso dello Stato rispetto ad altri che, almeno teoricamente, avrebbero dovuto essere espressione di un pensiero più evoluto e “progressista”: naturalmente il mio riferimento (senza improponibili paragoni diretti, ma solo per concettualizzare) è al periodo della “destra storica” ed alcuni suoi ministri rispetto alla “sinistra”, con i suoi trasformismi e le note ambiguità. Per chi volesse approfondire il tema, ritengo ancora un valido punto di riferimento la piacevole e non specialistica lettura della “Storia costituzionale d’Italia” di Carlo Ghisalberti, edita da Laterza.  In ogni caso, il confronto è tra due istanze comunque di cultura liberale, perché il paragone non potrebbe essere fatto con un’altra nobile sinistra, quella di fine 800 e primi del 900, ossia partendo dal primo deputato socialista Andrea Costa ed i primi esponenti del partito socialista italiano prima che la sua storia si sfracellasse: questi si che reggevano bene il confronto - e lo scontro - con i rappresentanti anche illuminati della classi dominanti. Loro, che non sono neanche lontanamente paragonabili a molti di quelli che ancora vorrebbero essere gli attuali eredi della cultura sorta a difesa delle classi lavoratrici.

Contro i professionisti della delusione

di Cinzia Sciuto

Che il governo Monti sarebbe stato un governo di professori e banchieri lo sapevamo già. E che non sarebbe stato un governo di sinistra né tantomeno iperlaico, pure. Per cui mi pare sterile giocare a fare i delusi. Gli occhiali con cui valutare la squadra che ieri ha prestato giuramento al Quirinale non sono quelli del «governo che avremmo voluto», ma quelli della memoria. Ricordiamoci da dove veniamo. Da quali macerie istituzionali, politiche, sociali e morali. E con questa consapevolezza, facciamo due osservazioni.

La prima, sulla riorganizzazione dei dicasteri: non dovendo fare i conti con il bilancino della (cattiva) politica, non è stato necessario scorporare e inventarsi deleghe per moltiplicare le poltrone, per cui a ogni ministero corrisponde un oggetto reale. Alcuni segnali forti: scompare il ministero delle Riforme per il federalismo, mentre c’è quello per la Coesione territoriale. Dalla strisciante secessione alla ritrovata unità nazionale. Non mi pare poco. Scompare l’inutile ministero per l’Attuazione del programma (?), quello della Gioventù, quello della Semplificazione normativa, quello della Pubblica amministrazione e con loro i vari Rotondi, Calderoli, Brunetta e Bossi (e pure la Meloni, alla quale in quanto ‘ggiovane’ era stato affidato il ministero dei ‘ggiovani’, che nessuno si filava). Nasce invece un ministero importantissimo, quello della Cooperazione internazionale e dell’integrazione: un nome che, tenendo insieme cooperazione internazionale e integrazione, esprime una vocazione cosmopolita del nuovo governo che ci fa prendere una boccata d’ossigeno, dopo anni di becero provincialismo. È scomparso anche il ministero delle Pari opportunità, correttamente reintegrate in quello del Lavoro e delle politiche sociali (perché di politiche sociali si tratta).

La seconda riguarda la presenza delle donne. A dispetto dei numeri, è un governo molto più femminile del precedente, che contava ben 6 ministre, di cui però 4 senza portafoglio. La sensazione netta è che nel governo Berlusconi alle donne fossero assegnate deleghe del tutto secondarie, non tanto perché lo fossero in sé ma perché tali erano ritenute dai ‘boss’ del governo. Al femminismo della bella presenza e dei numeri è di gran lunga da preferire il femminismo delle competenze e della sostanza. Tre ministre di grandissimo peso: l’Interno, la Giustizia e il Lavoro. Le donne vincono quando giungono a ruoli di alto livello non in quanto donne, ma per le loro competenze e capacità.

Adesso ovviamente attenderemo il governo alla prova dei fatti. Avendo però ben presente l’obiettivo di questo esecutivo: acchiapparci per i capelli per evitare di cadere nel baratro apparecchiato per noi dalla crisi economico-finanziaria e iniziare a rimettere insieme i cocci di quelle macerie. Il tutto, non dimentiachiamolo, con il sostegno parlamentare fondamentale e inevitabile di chi quelle macerie le ha prodotte. Inutile quindi aspettarsi chissà quale rivoluzione. Ma i professionisti della delusione, se vogliono, possono ricominciare a illudersi.

(17 novembre 2011 - Fonte: Micromega online)

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Commenti

2 commenti a “Sulla nascita del governo Monti”

  1. fabrizia morandi on 18 Novembre 2011 08:40

    Totalmente d’accordo.Ora,ognuno di noi,nel suo piccolo dovrebbe impegnarsi a recuperare e far recuperare certi valori che sono stati,per troppo tempo , per la provincialità della nostra sinistra e per i lati oscuri del nostro essere italiani definiti “borghesi”.
    Parlo di preparazione seria,di frugalità dei modi e del vivere,di rispetto delle regole e delle idee degli altri.
    Urlando contro Berlusconi siamo riusciti a diffonderne la cultura ed a oscurare quanto poteva esserci di buono nei principi a cui diceva di ispirarsi.
    Infatti la gente migliore del 1994 se ne è andata tutta alla spicciolata vedi,uno per tutti,Piero Melograni.
    Se non c’era Giorgio Napolitano……..e se non c’era Gianni Letta… e ora speriamo che piccole idee,piccoli intrighi,piccoli interessi,non compromettano tutto.
    Speriamo,speriamo nell’avidità dei parlamentari e nel desiderio di finire la legislatura per averne le succose prebende.
    Auguri a tutti noi perchè il 150esimo sia l’anno della vera unità !
    Come riuscire? Con l’esempio,prima di tutto!

  2. Davide Brandolini on 19 Novembre 2011 10:38

    Mi scuso in anticipo se il mio commento sul tema sarà sintetico,ma credetemi è frutto di una convergenza delle tre fonti di ragionamento che ognuno di noi possiede:cervello,fonte enterica e cuore.
    Vorrei invitarvi ad un confronto dei curricula dei ministri uscenti con i ministri del governo Monti.
    A mio modesto parere il confronto è a dir poco imbarazzante e continua ad esserlo se applichiamo lo stesso confronto a tutti i governi di Berlusconi.
    Mi permetto di ricordare l’ing.Castelli,ex ministro di Grazia e Giustizia,(ingegnere acustico con esperienza ventennale su apparecchi per l’udito) o della Gelmini:
    Avvocato, specializzata in diritto amministrativo.
    - Entrata in Forza Italia sin dal 1994, nel 1998 è stata prima degli eletti al Comune di Desenzano,sfiduciata dalla sua maggioranza
    - Dal 2002 è stata assessore al Territorio della Provincia di Brescia e, dal 2004, assessore all’Agricoltura.
    - Prima degli eletti nella circoscrizione di Brescia per Forza Italia, entra nel Consiglio Regionale della Lombardia nell’aprile del 2005.
    - Il mese successivo è nominata da Silvio Berlusconi coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia.
    - Nel 2006 è eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati per la XV legislatura (biografia fornita dallo staff del ministro).
    Per essere europei ritengo sia indispensabile una cultura europea fondata sulla competenza e sulla selezione.
    Evitiamo che le adolescenti preferiscano essere veline piuttosto che scegliere una carriera universitaria.
    Ho sempre ritenuto che la classe politica rappresentasse bene i vizi e le virtu’ della classe sociale in realtà ho cambiato opinione:
    spesso la classe sociale non ha la possibilità di scegliere la classe dirigenziale.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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