Dic
22

Nelle ricerche più recenti sull’identità e sulle identità europee, delle singole nazioni come del continente intero, emerge un tratto costante: l’immagine di un continente senza confini rigidi, che è sempre stato sede di migrazioni, di interazioni, di ibridazioni, di contrasti, di conflitti tra popoli e stirpi differenti che della diversità di radici hanno fatto un elemento essenziale (anche se spesso problematico) per i suoi sviluppi culturali e politici. In nessun luogo, nella storia europea, vi è stata una “purezza” etnica e culturale assoluta e originaria. Questo dovrebbe essere il giusto contesto di idee dal quale far emergere una storia d’Europa e delle identità europee.
Invece, proprio in Europa, notoriamente assistiamo ormai da troppo tempo a fenomeni, tendenze e movimenti di segno pericolosamente opposto, profondamente involutivo da qualsiasi punto di vista. La risorgente mitologia razziale, volendo fare un paragone storico con gl’anni ‘30 pur con tutte le differenze, di nuovo ha trovato le sue solidi basi in un contesto politico ed economico fortemente in crisi e in un tessuto sociale disgregato, che frequentemente è il brodo di coltura più adatto per il più bieco razzismo xenofobo. Ma ancora una volta, in questa nostra epoca storica, c’è chi riprova a dare fondamento “scientifico” e culturale alle “teorie” razziali: dopo i recenti tragici fatti avvenuti a Firenze lo scorso 13 dicembre con l’uccisione dei due senegalesi ad opera del killer nazista Gianluca Casseri, mi è capitato non solo di leggere i deliranti commenti nella pagina Facebook creata a sostegno del nazista frequentatore di Casa Pound. Girovagando su alcuni siti web, mi sono soffermato a leggere interventi più approfonditi e veri e propri “saggi” sull’argomento, in particolare su un centro studi famoso nella galassia culturale della destra estrema, anche se dall’apparente moderazione. Si tratta del Centro Studi La Runa sul quale, senza che stia qui ad elencarli, si possono leggere diversi articoli, dai classici fino ai maitre à penser più recenti, tutti protesi nella dimostrazione dei fondamenti “scientifici” che giustificano una compiuta teoria razziale. Naturalmente, con tanto di riferimenti rubacchiati qua e là (vizio antico legato a croniche povertà culturali) alla mitologia fantastica del nord Europa, ai miti celtici e al medioevo. Insomma, le stesse sgangherate teorie sull’immaginario superiore gruppo razziale che i nazisti avevano identificato nella razza ariana per la quale invano avevano provato a cercare indizi organizzando viaggi in Tibet. Sono noti a tutti i grandi risultati di queste famose spedizioni segrete. E proprio ripensando a ciò, mi è tornato alla mente un testo che, ancora oggi, rappresenta una pietra miliare contro la presunta scientificità delle teorie razziali. Mi riferisco a Noi Europei, di Julian S. Huxley e Alfred C. Haddon, il primo biologo e genetista, il secondo antropologo. Il libro pubblicato la prima volta nel 1935, era stato concepito come un vero e proprio “bastone scientifico” tra le ruote di Hitler appena giunto al potere, per smascherare la pericolosa ambiguità del vacuo concetto di razza e la sua presunta scientificità. Oltre ad una acuta analisi delle basi per la classificazione etnica, una disamina dei principi dell’ereditarietà applicati all’uomo che smonta, per la prima volta ed in modo organico, anche il fondamento concettuale dei cosidetti “legami di sangue”, altro randello utilizzato da certa cultura familista per giustificare nefandezze di ogni genere. Vale la pena riportare un passo, quello con il quale si conclude il libro di Huxley e Haddon, che nonostante le profonde differenze tra gl’anni ‘30 e l’epoca attuale, sicuramente continua a rappresentare un monito, almeno a mio avviso, tutt’ora efficace.
“(…) Il violento razzismo che si registra oggi in Europa è un sintomo dell’eccesso di nazionalismo in Europa: si tratta di un tentativo di giustificare il nazionalismo su basi non nazionalistiche, teso a individuare un saldo fondamento scientifico per idee e politiche che si generano all’interno di un particolare sistema economico e politico e che hanno effettiva rilevanza solo in rapporto a quel sistema. Il rimedio alla mitologia razziale che assedia l’Europa, con l’autoesaltazione e la persecuzione altrui che l’accompagnano, è una ridefinizione degli ideali nazionalisti e, nella sfera pratica, la rinuncia alla pretesa delle nazioni all’assoluto diritto di sovranità. Nel frattempo, tuttavia, la scienza e lo spirito scientifico possono offrire il loro contributo , evidenziando le verità biologiche in merito alle situazioni etniche e rifiutando di riconoscere le assurdità e gli orrori perpetrati in loro nome. Il razzismo è un mito e assai pericoloso. E’ un velo per finalità economiche egoistiche, che nella loro nudità senza veli apparirebbero piuttosto sgradevoli. E soprattutto non è scientificamente fondato. L’essenza della scienza consiste nell’appello ai fatti (…)”
Tratto da “We Europeans. A survey of Racial Problems”, di Julian S. Huxley e Alfred C. Haddon, 1935, Jonathan Cape Ltd, London - Toronto. In Italia”Noi Europei. Un’indagine sul problema razziale”, 2002 Edizioni Comunità, Torino
Commenti
Un commento a “Sul mito della “razza” e della sua purezza”
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Geniale tradurre il brano di Julian Huxley; ricordiamoci però sempre che i buonismi alimentano il razzismo,evidenziano come diversi quelli che vogliono sostenere,ci vorrebbe un modo tranquillo per vedere le persone come singole persone con diritti e doveri,gente da rispettare perchè tutti devono essere rispettati come esseri viventi e non come rappresentanti di quella o quell’altra etnia,colore,fede,abitudini eccetera.