Carla Corsetti, segretaria nazionale di Democrazia Atea, in un’intervista rilasciata ad Agorà Vox spiega le ragioni della candidatura di Margherita Hack con il loro partito e prova anche ad operare un distinguo concettuale tra “stato ateo” (a suo avviso termine più corretto per rappresentare la non ingerenza) e “stato laico” che invece, sempre a suo parere, si presterebbe terminologicamente a delle ambiguità: sostiene infatti la Corsetti che lo “Stato ateo” non equivale ad imporre l’ateismo di Stato, al pari della religione ma che lo stesso non riconosce autorità alcuna al Vaticano. A differenza dello “Stato laico”, che invece la riconosce e quindi la legittima.  Seguendo un rigore etimologico, potrebbe essere anche corrispondere al vero la tesi sostenuta dalla Corsetti, ma sappiamo come l’etimologia stretta di un termine, quello “laico” nello specifico”, se contestualizzato in modo non arbitrario, può assumere un significato tutt’altro che ambiguo e, anzi, molto più pregnante e meno ideologico del termine “ateo” se associato allo Stato.

Questo è solo un appunto veloce e la questione è notoriamente ampia e complessa che richiederebbe, come minimo, un approfondimento ulteriore. Qui però mi interessava solo rilevare questo aspetto legato all’associazione dei due termini - stato/ateo - che a mio avviso, contrariamente a quanto affermato dalla Corsetti, può prestarsi non ad un’ambiguità ma ad un’interpretazione rigidamente ideologica opposta a quella di “stato teocratico” o “confessionale”:  lo “stato laico” invece, lungi certo dall’essere una sintesi delle due concezioni, è tutt’altro e storicamente positivo perchè intimamente connesso allo Stato di diritto, alla sua evoluzione in senso democratico e costituzionale. E poi, sempre a proposito del termine laico, non riferito al rapporto com lo Stato, ma per dare ancora un’idea dell’accezione conferita al termine “laicità”, dei significati positivi che essa può assumere, mi ritorna alla mente una bellissima e nota interpretazione che qualche anno fa ne dette Massimo Cacciari quando scrisse che “Laico può essere il credente come il non credente. E così entrambi possono essere espressione del più vuoto dogmatismo. Laico non è colui che rifiuta, o peggio deride, il sacro, ma, letteralmente, colui che vi sta di fronte. Di fronte in ogni senso: discutendolo, interrogandolo, mettendosi in discussione di fronte al suo mistero. Laico è ogni credente non superstizioso, capace, cioè, anzi desideroso, di discutere faccia a faccia con il proprio Dio”

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Commenti

Un commento a “Stato ateo e Stato laico”

  1. Mario Serafini on 22 Gennaio 2012 10:01

    Carla Corsetti nella prima parte dell’intervista sostiene che “imporre l’ateismo è un crimine contro l’umanità” ma poi dichiara che per presentarsi con le loro liste sia obbligatorio cancellare il proprio battesimo in quanto questo renderebbe sudditi della “monarchia teocratica Vaticana”.

    Posizione tanto, troppo vicina a quella di chi, negli anni passati, si professava democratico e contemporaneamente voleva imporre uno stato etico.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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