
«Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso… si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni affinità umana… si comprenderà allora il duplice significato del termine “campo di annientamento” e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo» (Primo Levi “Se questo è un uomo”, Einaudi 1976)




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