Lug
24
La globalizzazione e la musica
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A Roma, vicino piazzale Clodio, solo poco tempo fà mi sono accorto che ha chiuso un altro dei piccoli ma significativi baluardi della musica: una discoteca famosa per il vinile (e successivamente dei cd) di importazione. Rimpiazzata da cosa? Dal nulla! Nel senso che nella capitale le ‘nastrodiscoteche’ specializzate e non ‘di tendenza’, erano almeno una cinquantina, di quelle, per intenderci, dove al pari delle librerie con la stessa impronta, entravi e chi ti accoglieva era un appassioanto di musica, con il quale confrontarsi e che sapeva anche consigliarti. Adesso a Roma, se si esclude la Ricordi (che comunque ha chiuso uno dei suoi negozi storici a p.zza Indipendenza), in tutto ne sono rimaste aperte solo quattro di questo tipo di discoteche…e chissà ancora quanto resisteranno! Joseph Stiglitz, nel famoso libro del 2002 La globalizzazione e i suoi oppositori, sosteneva la sua tesi ‘riformista’ secondo la quale la globalizzazione non può essere abbandonata perchè questo non sarebbe nè fattibile, nè tantomeno auspicabile.
Malgrado le profonde storture, argomenta Stiglitz, la globalizzazione ha apportato anche notevoli ed innegabili vantaggi sociali. In buona parte continuo a condividere questo concetto, insieme alla mia avversione verso alcuni discorsi ‘comunitari’ sulle ‘radici’, le ‘identità’. Però, al tempo stesso, come non rendersi conto, per esempio in questo caso, del progressivo ed inesorabile appiattimento sulla grande distribuzione a discapito della qualità? E soprattutto, senza voler demonizzare l’utilizzo di strumenti digitali come iPod, lettori mp3 ecc, mi chiedo nel caso della musica (ma ovviamente vale anche per altri importanti ambiti culturali ed artistici), come potrà mai orientarsi una persona giovane, che non necessariamente frequenta un conservatorio. ma profondamente appassionato di musica, nella scelta specifica di un’opera classica, con riferimento al tipo di esecuzione, registrazione, interpreti, migliore etichetta discografica? E il discorso non vale unicamente per la musica sinfonica, da camera oppure operistica, bensì anche per il jazz e perfino per la musica pop, rock, popolare o quella cosidetta etnica, considerando, anche qui, le diverse ‘registrazioni’ di uno stesso disco che si sono succedute nel tempo, a partire dalle rimasterizzazioni su cd audio di ciò che prima era sul vinile.
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