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L’agguato razzista di Napoli…pensando al lato oscuro della democrazia
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L’agguato razzista contro Marco Bayenne, studente etiope e volontario del Circolo Legambiente di Paestum, avvenuto sabato 7 marzo a Napoli, evoca nuovamente, insieme a tutti gli sciagurati episodi di questi ultimi anni, quella che sembrerebbe solamente una regressione primitiva e xenofoba. In parte, è senz’altro così e le ragioni risiedono nei veleni che si sono seminati nella società, approfittando ultimamente anche della forte crisi economica mondiale. Ma questa ”opportunità”, legata alla crisi, è appunto più recente ed ha contribuito solo ad acuire i terreni di contrasto sociale creati ad arte: si pensi a come viene affrontato il tema della sicurezza e le speculazioni di basso profilo che ci sono costruite sopra. I semi dell’odio verso “l’altro” che non appartiene alla tua comunità nazionale, in realtà, vengono ormai da lontano. E non c’entra nulla, ovviamente, con il tema di una seria politica dell’accoglienza, fondata sulla giusta legalità, nel senso del rispetto delle norme dell’ordinamento giuridico dello stato.
Ma c’è un altro aspetto, sul quale a mio avviso occorre riflettere, almeno per il sottoscritto costituisce motivo di riflessione da tempo: in uno degl’ultimi suoi libri, Il disagio della civiltà, nell’applicazione delle sue teorie psicanalitiche alla società, Freud sosteneva che rimuovendo o destabilizzando gli strati superficiali della socializzazione, gli esseri umani regrediscono a forme di violenza primitiva. Anche questo, può essere ancora in parte vero, ma non esaurisce certo il problema e, soprattutto, rischia di essere addirittura fuorviante. Nel senso che la violenza razzista (come quella etnica), sono parte integrante della nostra modernità e civiltà. Esiste un “lato oscuro della democrazia” – per usare l’espressione del sociologo storico Michel Mann -, come altre “debolezze” e derive storicamente già rivelatesi, legato proprio alla sovranità esercitata “in nome del popolo”, che ha in se forti possibilità discriminatorie, perché allo stato è consentito di escludere interi gruppi sociali dalla comunità “nazionale”. La discesa verso la discriminazione sempre più violenta, avviene quando il “patriottismo popolare”, assume le tinte fosche del nazionalismo etnico, le cui premesse possono essere proprio le politiche attuate dallo stato. Con tutte le conseguenze che conosciamo.
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