Il domani si cambia oggi

28 giugno 2016

Dopo la lettura di Viaggio in Sardegna, Accabadora e Chirù della scrittrice sarda Michela Murgia, è stata la volta del suo ultimo libro-pamphlet Futuro interiore, di cui l’autrice parla anche nella bella intervista rilasciata sull’ultimo numero in edicola del settimanale Left. ‘Il domani si cambia oggi’, è un’espressione della Murgia che si ricollega al concetto richiamato da Antonietta Molvetti nella recensione che si pubblica sotto, sul ruolo sociale dell’intellettuale. Quel ruolo indicato da Elio Vittorini, quando negli anni ‘40 dalle pagine de Il Politecnico scriveva che doveva consistere  “non nel suonare il piffero per la rivoluzione dando una veste poetica alla politica, ma nel raccogliere tutti gli stimoli culturali che la società offre, per rinnovarla dal profondo”. Ma Futuro interiore, considerato dall’autrice una ’specie di testamento’ inteso come eredità per la sua tensione verso le generazioni future, parla anche della bellezza come categoria politica, degli spazi pubblici  che vengono privatizzati e invece esistono esempi - magari isolati - di come potrebbero essere luoghi di condivisione democratica dei linguaggi. Il libro parla infine del potere declinato al femminile che non è verticalizzato, personalizzato, ma condiviso e partecipato. La recensione di Antonietta Molvetti, “napoletana, lettrice compulsiva, sposata e madre ormai a tempo perso”, come lei stessa si definisce, è tratta dal portale web Medium.

di Antonietta Molvetti

Non ho mai fatto mistero della mia simpatia per Michela Murgia.Tra i suoi romanzi preferisco -per uno scarto minimo-Accabadora a Chirù, sebbene sia la Murgia dei saggi che, in assoluto, prediligo . Non mi stancherò mai, infatti, di consigliare “Ave Mary. E la chiesa inventò la donna” del 2011, Einaudi edizioni, a chi voglia approfondire il ruolo femminile nella elaborazione della dottrina cristiana cattolica romana. Aggiungo ora, alla lista di suggerimenti, l’ultimo suo libro: “Futuro interiore”, sempre per l’editore Einaudi.

Uno dei dibattiti che tiene da sempre banco è quello relativo al ruolo sociale dell’intellettuale; se gli competa vivere da eremita, disertando ogni forma di partecipazione, in un empireo, oppure mantenersi “schierato, partitico, fazioso”, correndo il rischio di essere dipendente o peggio ancora asservito” al potere, o infine se debba essere “engagè”, assorbito totalmente dal proprio tempo ma eticamente libero, fedele unicamente alla propria idea del mondo, così da esercitare un ruolo critico, pedagogico e di riflessione sulla contemporaneità a vantaggio dell’opinione pubblica, che si traduce, e lo dice bene Vittorini, “ non nel suonare il piffero per la rivoluzione dando una veste poetica alla politica, ma nel raccogliere tutti gli stimoli culturali che la società offre, per rinnovarla dal profondo”.

Michela Murgia è una scrittrice che ha scelto di essere, in maniera esplicita, voce non solo narrante ma anche ragionante, nell’accezione sartriana descritta sopra, della e sulla nostra epoca. Nel saggio “ Futuro interiore”, l’autrice sarda, rivolgendosi alla generazione del quarantenni -da più parti considerata “perduta”- prova, rispondendo a tre interrogativi: ” Sapremmo dire chi siamo senza evocare sangue e suolo? La democrazia avrà spazio per la bellezza? Si può essere potenti insieme, anziché uno contro l’altro?”, a fornire indicazioni su argomenti di attualità particolarmente scottanti.

Se, mentre siamo intenti alla lettura del saggio, fuori dagli stadi le tifoserie convenute per assistere al Campionato Europeo di calcio si affrontano come opposte fazioni belligeranti, mostrandoci il volto più nazionalista dei popoli, se la serie televisiva “Gomorra” ripropone le periferie urbane degradate come fucina di delinquenza e disagio sociale, sottolineando l’urgenza di un loro superamento, se infine le campagne elettorali delle recenti amministrative rivelano con spietatezza un abbrutimento addebitabile indistintamente ai vecchi partiti e ai nuovi movimenti, evidenziando la necessità di trovare forme alternative alla gestione del potere, allora le riflessioni sviluppate in queste –seppur poche- pagine dalla scrittrice di Cabras, si rivelano oltremodo significative.

Le ottime capacità di scrittura della Murgia -va detto- rappresentano sicuramente un valore aggiunto al pamphlet. La puntualità delle parole, la linearità dei periodi, la chiarezza delle argomentazioni, l’armoniosità complessiva del testo contribuiscono a fare del saggio oltre che uno scritto stimolante una lettura veramente molto piacevole.

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