Cinquanta sfumature di destra

28 novembre 2016

Questa mattina su Facebook l’amico Pierluigi Fagan, in un suo post breve ma efficace - come spesso gli capita -, scrive delle diverse ‘destre’ in campo e di  ”un grande ritorno della Nazione ma non necessariamente dello Stato”.

di Pierluigi Fagan

Pare dunque che a sfidare M. Le Pen alla prossime elezioni di Aprile-Maggio in Francia, sarà Francois Fillon. Fillon è un gollista sociale, seguace di Philippe Séguin a suo tempo contrario sia a Maastricht che all’euro. L’idea di Europa è l’Europa delle nazioni, sicuramente non una federazione, piuttosto una confederazione che più che una moneta, coordini le politiche economiche e sociali oltre a quelle delle difesa ma restando ognuno “padrone a casa sua”. Il programma di Fillon è liberista in economia - non neo-liberista - e senz’altro contrario a posture non amichevoli con la Russia.

Veniamo così a trovarci in un periodo in cui compaiono cinquanta sfumature di destra. A presidio della destra neo-liberista pare rimanga la sola Merkel. Da lì in poi, troviamo una destra tory con la May che non è molto distante dalle posizioni della destra sociale di Fillon (tranne essere britannica l’una e francese l’altra, il che in una visione “nazionale” distanzia comunque), un po’ più a destra l’Ukip di Farage, un altro po’ più a destra il Geert Wilders del PVV forse prossimo vincitore delle elezioni olandesi, ed un altro po’ più a destra (tralasciando austriaci, finlandesi e danesi) Le Pen con il Front Nationale, l’AFD tedesca, l’ungherese Orban che pare sia stato il primo europeo invitato d Trump ad una visita di stato.

Più o meno tutti sono per un grande ritorno della Nazione ma non necessariamente dello Stato, molti sono liberisti in economia, tranne l’olandese sono conservatori sociali, prudenti o contrari su alcune libertà civili, identitari, cristiani, decisamente tutti anti-islamici e amici del nazionalismo russo à la Putin. A capo della Lega occidentale delle destre (che però essendo tutte “nazionali” non portano ad una Internazionale di destra ma ad una costellazione che ruota intorno a principi comuni) Donald Trump.

Il fallimento del neo-liberismo internazional-globalista ormai sancito anche dal FT, viene quindi a fertilizzare una nuova reazione che si sposta progressivamente a destra ma sarebbe più pulito dire che il nocciolo del problema è che dal fallimento dell’idea dei sistemi aperti al punto da sbriciolarsi - l’Uno-mondo-mercato -, consegue una reazione in direzione del ritorno dei confini di sistema: confini propriamente detti cioè doganali, identità, Nazione, popolo, etnia, valori, tradizione. E’ il tramonto del liberale politico (non economico) e una nuova alba del conservatore nazionale.

Così, mentre si schiudono i prossimi decenni di destra ieri l’edicolante mi diceva che per la prima volta aveva venduto ben 18 copie del Manifesto ma solo perché qualcuno provava il perverso piacere della malinconia a leggere i necrologi che seppellivano un simbolo di quel sistema di idee che faremo bene a rivedere, molto a fondo e presto.

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