Archivi per la categoria 'aree interne'.

La consolazione degli Appennini

23 febbraio 2017

Due anni di ricerche lungo tutto l’arco alpino italiano in 35 realtà locali selezionate e raggruppate in dieci aree di studio, erano state raccolti in un bel volume edito dalla Franco Angeli nel 2015 Nuovi montanari. Abitare le Alpi nel XXI secolo. Al centro dell’indagine conoscitiva, condotta attraverso sopralluoghi e interviste, c’era stata l’analisi del fenomeno del re-insediamento in montagna. In quei ”contesti locali sospesi tra il non più e il non ancora”,  come aveva scritto il sociologo Aldo Bonomi nell’introduzione, territori dell’abbandono e dello spaesamento, nei quali tornano soggetti per immettervi saperi, progetti, visioni di un futuro possibile, partendo dal margine che si fa centro. Ma prima dei ‘ritornanti’, dei ‘montanari per scelta’, c’era stato l’abbandono delle montagne: ”la ferita mortale dell’Appennino sono stati gli anni ‘60 e il suo spopolamento”, quello scivolamento a valle, vorrei aggiungere, che ha rottamato insieme la cultura contadina in nome di quelle “seduzioni della modernità che agivano come altrettanti potenti anestetici, sedativi, ipnotici…”. Nell’articolo che più sotto si propone si parla della memoria dell’Appennino, ma la stessa sorte era toccata alla piccola borgata Paralup del comune di Rittana, situata a 1400 mt  in Valle Stura. Simbolo di quella montagna da cui si era scesi a valle per andare a lavorare alla Michelin o alla Fiat, citata nella ricerca all’inizio ricordata, ormai da diversi anni laboratorio delle Alpi sul recupero e lo sviluppo locale nel quale opera attivamente la Fondazione Nuto Revelli. Autore dell’articolo è Maurizio Sentieri, nutrizionista che vive tra la Liguria di Ponente e l’Appennino Tosco Emiliano, ha scritto libri di storia e antropologia dell’alimentazione ed è ideatore e curatore della ‘Banca delle Tradizioni’ (De Ferrari, 2009), una ricerca e raccolta di antichi saperi alimentari.

di Maurizio Sentieri

Tra le tante immagini di dolore e impotenza che sono state il racconto sull’infinito terremoto dell’Appennino, poche sono state le immagini di consolazione che sono riuscite ad andare oltre la commozione e oltre il salvataggio di esseri umani. Poche cioè sono state le immagini che potessero restituire agli spettatori un senso, un qualche ordine al destino di popolazioni travolte dalla coincidenza del terremoto e di nevicate come da decenni non si vivevano.Tra quelle, forse solo l’ostinazione, la forza e il coraggio degli allevatori – che contro una natura e un destino avverso abbiamo visto aggrappati alla terra e ai propri animali. Forse sono state quelle immagini la consolazione e al tempo stesso un’occasione di riflessione. Quegli allevatori hanno infatti resistito con una volontà e una coerenza che sembravano dovute sì alla sopravvivenza, ma anche a un qualche sentimento ecologico, a un senso di appartenenza e del dovere, al rispetto di se stessi e del proprio lavoro, alle tradizioni, alla memoria che tiene insieme la vita di oggi e di ieri.

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Lungo il sentiero verso ‘casa’ alla ricerca del ‘tempo perduto’

1 dicembre 2015

Il Comitato Interregionale Salviamo la  Ferrovia Avezzano Roccasecca, proseguendo nella ‘missione’ di difesa e  riqualificazione di questa linea ferroviaria, ha ospitato a Sora dal 16 al 18 ottobre il 64^ Congresso FIMF (Federazione Italiana Modellismo Ferroviario); prima volta a Sora e nel Centro Italia, l’evento ha richiamato appassionati da Genova, Ferrara, da Napoli e da Reggio Calabria. Un treno a vapore  a chiusura, nella giornata di domenica 18, che, attraversando la Valle del Liri prima, ha fatto sosta poi a Civitella Roveto, nella omonima Valle, dove, come ogni anno da 15, si ospita una tre giorni di valorizzazione della Castagna locale con la Manifestazione ‘Lungo le Antiche Rue’. Curiosità : la manifestazione nacque 15 anni fa proprio a contorno di un treno a vapore organizzato sulla linea. Una sorta di corso e ricorso ‘a ritrovarsi’. Quelle che seguono, sono le impressione del viaggio, che non è solo fisico, ma mentale prima di tutto. A raccontarle è Rosaria Villa, vice presidente del Comitato, che già nel marzo del 2014 scrisse per questo blog un articolo sulla linea ferroviaria Avezzano-Roccasecca.

di Rosaria Villa

Per il secondo anno consecutivo il Comitato Interregionale Salviamo la Ferrovia Avezzano Roccasecca ha lavorato ad un calendario di eventi di rilancio turistico di questa linea ‘secondaria’, che, per la sua posizione,  si fa collegamento trasversale dell’Italia centrale, attraversando Valli e paesaggi di rara bellezza.

Di nuovo una festa, una atmosfera in cui sono tutti bambini, grandi e piccoli. Se ti fermi a guardare il quadro davanti a te sembra che il mondo possa essere migliore:
pacche sulle spalle, abbracci, sorrisi, mani che fanno ciao dal finestrino e che rispondono dalla strada e dalle case.Un atmosfera festosa, di quelle buone, di quelle natalizie, dove il treno diventa questo grande gigante vivo che si fa  strada tra monti e valli, vestite dei colori caldi dell’autunno. Si, perché il treno a vapore ha una particolarità che lo rende unico ed affascinante ogni volta. Non statico, non freddo, ma caldo e partecipe della festa: le bielle diventano bracci(a), il suo pulsare ritmico diventa respiro, che si affatica, che rallenta, che spinge, che partecipa realmente alla giornata, entrando in sintonia con le persone e con l’ambiente.
Sembra di vederlo mettersi in posa per le foto, o farsi vanitoso quando viene ammirato. Per un giorno ti cali in una atmosfera di altri tempi; i ritmi sono quelli del viaggio lento, di quei viaggi che ti danno il tempo di pensare mentre il paesaggio scorre dai finestrini, che ti danno il tempo di parlare con il tuo vicino di posto.

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Il ritorno nei paesi e l’abbandono delle città

4 ottobre 2015

In Vito Teti, l’antropologo e scrittore de Il senso dei luoghi, il tema del ‘ritorno’ è affrontato in un’ottica estesa. Perché si intreccia e si confronta con il dato globale ma, soprattutto, con il parallelo degrado di città desertificate popolate da individui che potremmo definire sconfitti, ma non perdenti, non rinunciatari, ancora non rassegnati. E infatti, a riprova di ciò, Teti ci ricorda che da tempo è in atto una tendenza ad abbandonare le sconfinate megalopoli, alla ricerca di modelli di vita alternativi nelle campagne e nei piccoli centri. Processo non privo di ostacoli e perfino rischioso in alcuni casi, ma tuttavia in atto e ormai ineluttabile.  Altrettanto non lineare e scontata, la definizione di un possibile ritorno nei paesi, che pur nel rispetto del ‘genius loci’, non potrà attuarsi come “un’improbabile ritorno al passato”, ma pensato in un contesto aperto e dinamico necessariamente rivolto al futuro. Il brano che segue è tratto dall’ultimo libro di Vito Teti, Terra inquieta, dal paragrafo ‘I paesi tra locale e globale’. Come per altri suoi libri, la natia Calabria è la terra di partenza di una narrazione che però, in relazione ai problemi dell’abbandono e dell’auspicato ripopolamento, riguarda quasi l’intero territorio nazionale. In particolare nel centro sud e comunque in tutte le regioni italiane che si affacciano sul mare, attraverso il ripopolamento delle aree interne, si potrebbe determinare un riequilibrio, un “dialogo tra territori separati, un ”raccordo tra coste e zone interne”, la ”fine dell’intasamento costiero”.

L’immagine del post è Balestrino, borgo abbandonato in provincia di Savona.

di Vito Teti

Il ritorno nei paesi abbandonati, compiuto dai discendenti di chi ha vissuto l’abbandono, ci ricorda, in realtà, che nessun ritorno è davvero possibile. Non si torna mai nei luoghi, una volta che li abbiamo lasciati, perduti e abbandonati. Né si può ripristinare più l’antico paese presepe. Bisogna capire che ogni ritorno, ogni recupero, ogni restauro non significano ricomposizione dell’antico ordine. Qualsiasi ipotesi di ripopolamento degli abitati dei centri interni, dei paesi presepe, deve fare i conti con un mondo locale e globale mutati. L’attenzione al paese non può essere disgiunta, infatti, dalla considerazione e dalla consapevolezza di quanto avviene a livello planetario. Il 23 maggio del 2007 (secondo le proiezioni probabilistiche dell’Università del North Carolina) è nato quel bambino che ha fatto si che gli abitanti delle città siano più di quelli  del resto della Terra. Tre miliardi e mezzo più uno. La popolazione residente nelle grandi città ha superato quella che vive nelle campagne, nei paesi, nei piccoli centri. Nascendo in città, la creatura di maggio 2007 ha avuto una probabilità di oltre un terzo di nascere in una baraccopoli. Oggi sono circa un miliardo e mezzo gli abitanti di slum, l’ecosistema del futuro. Come ricorda l’antropologo Alberto Salza, sono già in sovrappiù gli esclusi, gli scarti umani che vivono in scarti materiali urbani: cartoni, teloni di plastica e, soprattutto, lamiere riciclate. Lo slum, è un insediamento, contiguo alla città, i cui abitanti hanno inadeguate abitazioni e inesistenti servizi di base. [...] Questi processi, di cui non è facile prevedere dimensioni ed esito, non sono affatto irrilevanti per il destino futuro dei paesi, delle campagne, delle città di provincia. [...]

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L’altro Abruzzo, quello del turismo lento

9 agosto 2014

Abruzzo LENTO  è il frutto di una scelta comunicativa. Rappresenta infatti una sorta di “brand” utilizzato per rendere più  direttamente riconoscibile ed identificabile il percorso applicativo condotto nell’ambito di un progetto di ricerca sociologica finanziato da un assegno regionale post-doc ( rif.PO FSE 2007-2013  - Obiettivo  Competitività Regionale e Occupazione) erogato dall’Università di Teramo, dal titolo “Slow Travels: itinerari eco-turistici a mobilità lenta per la valorizzazione dell’Abruzzo”. La ricerca, avviata a fine 2011, si sarebbe formalmente conclusa a fine 2013, ma i processi intrapresi sui territori coinvolti sono ancora pienamente in essere e hanno visto una continua evoluzione. Oltre alla ricercatrice Rita Salvatore dell’Università di Teramo (con il tutoraggio scientifico di Everardo Minardi), il progetto ha visto il diretto coinvolgimento di altri partner, attivi su diversi fronti; dalla E.A.R.T.H. Academy (European Academy for Rural Tourism Hospitality), che ha fornito i modelli di turismo rurale allo ITW (istituto per l’economia del turismo) della Hochschule Luzern presso il quale è stato svolto un periodo di visiting per il confronto a livello internazionale sui temi legati al turismo sostenibile. In corso di svolgimento, è stata formalizzata anche una partnership con il progetto internazionale Mediterranean Mosaics, finanziato dalla fondazione svizzera MAVA e gestito a livello locale dalla società ILEX. L’obiettivo-guida ha riguardato l’attivazione di un percorso di animazione territoriale per la progettazione di itinerari e di pacchetti turistici a mobilità dolce (mountain bike, cavallo, trekking) finalizzati a riqualificare la fitta rete di ippovie e di sentieri esistenti nelle aree interne abruzzesi.

di Rita Salvatore

Turismo lento come turismo “denso”

La ricerca, partendo da fondamenti teorici vicini all’interpretazionismo, ha considerato il turismo lento come una modalità “densa”di fare viaggio. Ossia come dimensione “umanistica” posta al convergere di diversi criteri di fruibilità dello spazio, che comprendono non solo il ricorso alla soft mobility, ma anche la predisposizione a cogliere la “geografia intima”delle destinazioni, nel rispetto di una identità territoriale che trova espressione proprio nel rapporto ecologico tra natura e società. In quest’ottica, una vacanza di tipo slow, favorendo la visita di una località o il soggiorno presso una destinazione di interesse privi di mezzi di trasporto ad alto impatto ambientale, invita contestualmente a scoprire il senso recondito di un luogo.

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Incontro con Franco Arminio

23 agosto 2013

In un post del 22 giugno scorso, avevo preannunciato su questo blog un’iniziativa con lo scrittore e poeta Franco Arminio alla quale stavo lavorando con alcuni amici del Centro di Iniziative Culturali, un’associazione locale di Capistrello. Finalmente ci siamo e l’evento programmato per il 7 settembre, è stato inserito nell’ambito della IV edizione delle ‘Serate Archeologiche”, precedendo di un giorno un altro incontro molto interessante sull’Emissario del Fucino. L’incontro sarà aperto da unintroduzione alle due serate da parte di Augusto Bisegna del C.I.C., alla quale seguirà la proiezione di alcune sequenze del docufilm Di mestiere faccio il paesologo, diretto da Andrea D’Ambrosio. Seguirà un intervento specifico del sottoscritto sulla presentazione del libro Geografia commossa dell’Italia interna e la parola passerà direttamente all’autore. E’ previsto un intervento di Vincenzo Nuccetelli, delegato per l’Abruzzo di Borghi autentici d’Italia mentre a condurre e moderare la serata sarà Rosario Iaccarino, responsabile nazionale formazione della Fim-Cisl.

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