
Già ieri nella pagina Facebook collegata a questo blog, avevo postato la notizia tratta da Agorà Digitale sul ritiro dei due disegni di legge statunitensi, SOPA e PIPA, che in nome della lotta alla pirateria e del copyright, minacciavano seriamente la libertà di espressione in rete. Mi sembra però doveroso inserire anche qui la stessa notizia, da un’altra fonte, quella del “Disinformatico”.
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Annunciata ormai da diversi giorni in rete la massiccia protesta contro i due disegni di legge al vaglio negli Stati Uniti, lo “Stop Online Piracy Act (SOPA)” e il “Protect IP Act (PIPA)”, entrambi, sia per una miriade di associazioni, social network, internet provider, organizzazioni internazionali e migliaia di “cittadini elettronici” sparsi nel mondo, nonchè secondo l’autorevole opinione espressa da parte di esperti in comunicazione telematica e giuristi, andrebbero di fatto a ledere alcuni diritti fondamentali sulla rete con conseguenti restrizioni della libertà di espressione. Oltretutto, attraverso un meccanismo che assimilerebbe i paesi occidentali a quei regimi auroritari come la Cina, la Siria, l’Iran, che adoperano sistemi di controllo e di censura sull’Internet. E la questione, tra l’altro, eventualmente non riguarderebbe solo gli Stati Uniti, ma avrebbe inevitabili riflessi in Europa e nel resto del mondo intero, perlomeno in quello “connesso”. Ci riguarda da vicino dunque e questo blog nel suo piccolo, vuole dare un contributo intanto attraverso la pubblicazione di un articolo della community “Global Voices Online” il quale, molto efficacemente, riassume sia le motivazioni della forte opposizione ai due provvedimenti legislativi all’esame negli Stati Uniti, che le risorse principali dove poter attingere informazioni sull’argomento.
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Leggo Micromega fin dalla sua nascita negl’anni ‘80 quando era diretta da Giorgio Ruffolo e Paolo Flores d’Arcais era condirettore. “Le ragioni della sinistra”, come recitava il sottotitolo di ogni numero della rivista, aperte al dibattito e al confronto, senza rinunciare a forti prese di posizioni anche “militanti”. Ragioni comunque non ideologiche o preconcette, piuttosto una spinta culturale e ideale per un profondo rinnovamento a favore di una sinistra dialogica e declinata al plurale. Un laboratorio di idee che nel corso degl’anni di vita della rivista, anche quando il sottotitolo fisso è stato abbandonato contrassegnando “tematicamente” di volta in volta ogni numero e Flores d’Arcais è diventato direttore, è stato uno dei punti di riferimento importanti per il sottoscritto, come credo per molti altri.
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Il testo e il video dell’intervento di Juan Carlos De Martin a “La notte della Rete”
La rete: il più grande spazio pubblico della storia. Il sogno REALIZZATO della possibilità di poter permettere a tutti di esprimersi facendosi potenzialmente udire da chiunque al mondo.
E senza dar fastidio a nessuno, senza megafoni, senza pioggie di volantini, senza coercizioni o intrusioni di sorta.
Semplicemente: Chi vuole parla - chi vuole ascolta.
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Non sarà una vigilia tranquilla per l’Agcom: sarà, piuttosto, “La Notte della Rete”. Il 5 luglio, a 24 ore dall’approvazione della Delibera definita “ammazza-Internet” dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento. Per info e adesioni su Agorà Digitale
L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.
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