Archivi per la categoria 'città'.

Descrivere la periferia che ancora non c’è, Ennio Flaiano e la nascita del quartiere Talenti a Roma

23 settembre 2017

Scrutare i luoghi e le persone che ci vivono o ci stanno andando a vivere, leggendo il passare del tempo e le cicatrici che lascia, significa in primo luogo colloquiare con essi, osare una psicanalisi dei luoghi stessi. Nel caso delle città  e dei suoi luoghi, anche quelli che hanno perso la loro connotazione originaria, il rapporto con l’individuo è fatto di mille sfaccettature che riguardano tanto l’adattamento corporeo al contesto urbano quanto i processi identitari. Una città costringe fisicamente, una città piace o non piace, sia nelle sue componenti naturali che in quelle culturali. Ma standoci dentro, la città può essere osservata con profondità e distacco al tempo stesso, attraverso lo stesso atteggiamento descritto da Franco Arminio per i paesi: per parlarne bisogna starci dentro, occorre avere l’infiammazione della residenza, ma ci si deve anche sentire estranei. E’ proprio da questa feconda contraddizione interiore che alla fine degli anni ‘90 anno fa era nato questo blog, assumendo come ispirazione di fondo il Marziano che osserva dall’esterno (senza però restare alla fine bloccato a terra come era capitato a quello di Flaiano) e il legame che Ennio Flaiano aveva stabilito con Roma. Legame non solo con i luoghi centrali della ‘dolce vita’, ma anche con quelli periferici che verso la fine degli anni ’50 stavano sorgendo a ridosso della città consolidata. Affianco al quartiere Montesacro, dove lo scrittore ha vissuto dal 1953 al 1972. Fino ad ora però, il racconto che descrive compiutamente il sorgere e la stratificazione di un luogo, era stato solo accennato nella presentazione di questo blog come uno tra i motivi fondamentali che l’hanno ispirato. Ed è tipico nella solitaria peregrinazione fisica e intellettuale del flaneur, quale era tra le altre cose Ennio Flaiano, promuovere quei luoghi non tanto o soltanto in base a codici estetici o etici, descrivere solo i quartieri  di maggiore pregio architettonico o monumentale. Spesso la preferenza della flanerie può ricadere principalmente nei luoghi apparentemente insignificanti, nei nuovi quartieri sub urbani che stanno sorgendo. Tra questi alla fine degli anni ‘50 c’era il nascente quartiere Talenti di Roma, descritto da Ennio Flaiano in un articolo pubblicato il 17 dicembre 1957 su Il Mondo diretto da Mario Pannunzio, che qui sotto si riproduce integralmente.

Le strade del nuovo quartiere che stanno facendo sui campi della Nomentana sono dedicate a quegli scrittori che nelle storie della letteratura vengono messi in blocco nell’ultimo capitolo e trattati con affetto un po’ sommario. Vissuti a cavallo tra il XIX e il XX secolo, di qualcuno i libri si ristampano, di altri no; e ora hanno le loro strade, come si conviene a scrittori di vita modesta; strette, la maggior parte, e piene di cur-ve. Meglio di niente. Io ci vado a spasso volentieri perché sono strade abbastanza deserte. Già bitumate, con case nuove che sprofondano tra i terreni di riporto, le  cantine ancora al sole, corrono tra le colline dei vecchi pascoli. Le targhe delle strade sono di legno, i marciapiedi di erba, sull’orlo dei fossati siede il pastore abruzzese a guardia del gregge. Lontano, il cacciatore spara agli storni e ai passeri: colpi fiochi che sembrano uno scherzo. Ogni tanto arriva un camion che ha scritto sulla cabina: “Forza Roma”, oppure: “Vado e torno Carolina: scarica terra e rifiuti, colmando i prati di montarozzi dove i cani dei cantieri vanno a rovistare, salendovi con l’aria da escursionisti.

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Il ritorno nei paesi e l’abbandono delle città

4 ottobre 2015

In Vito Teti, l’antropologo e scrittore de Il senso dei luoghi, il tema del ‘ritorno’ è affrontato in un’ottica estesa. Perché si intreccia e si confronta con il dato globale ma, soprattutto, con il parallelo degrado di città desertificate popolate da individui che potremmo definire sconfitti, ma non perdenti, non rinunciatari, ancora non rassegnati. E infatti, a riprova di ciò, Teti ci ricorda che da tempo è in atto una tendenza ad abbandonare le sconfinate megalopoli, alla ricerca di modelli di vita alternativi nelle campagne e nei piccoli centri. Processo non privo di ostacoli e perfino rischioso in alcuni casi, ma tuttavia in atto e ormai ineluttabile.  Altrettanto non lineare e scontata, la definizione di un possibile ritorno nei paesi, che pur nel rispetto del ‘genius loci’, non potrà attuarsi come “un’improbabile ritorno al passato”, ma pensato in un contesto aperto e dinamico necessariamente rivolto al futuro. Il brano che segue è tratto dall’ultimo libro di Vito Teti, Terra inquieta, dal paragrafo ‘I paesi tra locale e globale’. Come per altri suoi libri, la natia Calabria è la terra di partenza di una narrazione che però, in relazione ai problemi dell’abbandono e dell’auspicato ripopolamento, riguarda quasi l’intero territorio nazionale. In particolare nel centro sud e comunque in tutte le regioni italiane che si affacciano sul mare, attraverso il ripopolamento delle aree interne, si potrebbe determinare un riequilibrio, un “dialogo tra territori separati, un ”raccordo tra coste e zone interne”, la ”fine dell’intasamento costiero”.

L’immagine del post è Balestrino, borgo abbandonato in provincia di Savona.

di Vito Teti

Il ritorno nei paesi abbandonati, compiuto dai discendenti di chi ha vissuto l’abbandono, ci ricorda, in realtà, che nessun ritorno è davvero possibile. Non si torna mai nei luoghi, una volta che li abbiamo lasciati, perduti e abbandonati. Né si può ripristinare più l’antico paese presepe. Bisogna capire che ogni ritorno, ogni recupero, ogni restauro non significano ricomposizione dell’antico ordine. Qualsiasi ipotesi di ripopolamento degli abitati dei centri interni, dei paesi presepe, deve fare i conti con un mondo locale e globale mutati. L’attenzione al paese non può essere disgiunta, infatti, dalla considerazione e dalla consapevolezza di quanto avviene a livello planetario. Il 23 maggio del 2007 (secondo le proiezioni probabilistiche dell’Università del North Carolina) è nato quel bambino che ha fatto si che gli abitanti delle città siano più di quelli  del resto della Terra. Tre miliardi e mezzo più uno. La popolazione residente nelle grandi città ha superato quella che vive nelle campagne, nei paesi, nei piccoli centri. Nascendo in città, la creatura di maggio 2007 ha avuto una probabilità di oltre un terzo di nascere in una baraccopoli. Oggi sono circa un miliardo e mezzo gli abitanti di slum, l’ecosistema del futuro. Come ricorda l’antropologo Alberto Salza, sono già in sovrappiù gli esclusi, gli scarti umani che vivono in scarti materiali urbani: cartoni, teloni di plastica e, soprattutto, lamiere riciclate. Lo slum, è un insediamento, contiguo alla città, i cui abitanti hanno inadeguate abitazioni e inesistenti servizi di base. [...] Questi processi, di cui non è facile prevedere dimensioni ed esito, non sono affatto irrilevanti per il destino futuro dei paesi, delle campagne, delle città di provincia. [...]

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Smart City, Smart Data

23 aprile 2014

Pensare le città in termini di ’sistema urbano intelligente e sostenibile’. Sono in continuo aumento gli esempi di iniziative municipali basate sul pensare l’evoluzione urbana in termini complessivi, identificando le caratteristiche – culturali, economiche, produttive, ambientali – che meglio identificano un territorio e ne caratterizzano l’attrattività. Ma Smart City è soprattutto un nuovo paradigma di riorganizzazione urbana in cui la dimensione infrastrutturale è rappresentata dai dati.”L’uso dei dati alla ricerca di una città sostenibile” è infatti il sottotitolo dell’articolo scritto da Davide Bennato per l’ultimo numero della rivista quadrimestrale Lettera Internazionale. Concordato con l’autore, ne riportiamo un estratto.  

di Davide Bennato

La fusione di Internet con la vita quotidiana ci ha abituato a una serie di neologismi che sono il risultato di processi sociali declinati secondo le caratteristiche dei media digitali. Se il 2013 ci ha abituato a parole come Big data (il numero enorme di dati prodotti dalle tecnologie digitali alla base dei nuovi modelli socio-economici) o selfie (la pratica di scattarsi foto col telefonino e condividerle sui social network, eletta parola dell’anno per gli Oxford Dictionares), una delle parole che popolerà il 2014 sarà Smart City.

La città dei dati

Come tutte le parole di recente istituzionalizzazione, questo termine ha numerosi padri e altrettanti numerosi significati, ma le diverse definizioni convergono su tre concetti chiave.

Sostenibilità. Il futuro sarà fatto di città sostenibili, in cui l’impatto ambientale sarà contenuto e controllato grazie a una sapiente gestione delle risorse – prevalentemente energetiche – che sono necessarie per il funzionamento di una città.

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