Archivi per categoria: classi dirigenti

 

Mi accingevo proprio oggi pomeriggio a scrivere alcune  considerazioni sul neonato governo di Mario Monti e i suoi ministri, quando ho letto l’articolo di Cinzia Sciuto, capo redattrice di Micromega, che condivido pressoché pienamente. Mi limito solo ad aggiungere una breve riflessione che avrebbe fatto da prologo al mio post e riguarda il profilo personale del nuovo premier. Già da prima che gli venisse conferito formalmente l’incarico da Napolitano e si formasse il governo, ne abbiamo davvero sentite di tutti i colori sul professore bocconiano. Dai suoi detrattori all’unisono oltretutto, con argomentazioni totalmente convergenti, da destra fino agli “antistema” e antagonisti di sinistra, questi ultimi dispensatori di pagelle nei confronti di chi da loro non ritenuto sufficientemente “di sinistra”: dunque babbei addomesticati e magari incolti, privi di strumenti di analisi e informazioni corrette (sic!).

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Sul caso di Spider Truman, il sedicente precario licenziato da Montecitorio che avrebbe deciso di svelare i “segreti della casta” dalla ormai nota pagina Facebook, tratto dal blog “Contaminazioni”, il buon punto di vista di Lorenza Boninu che insieme al suo, richiama altri tre non meno interessanti, quello della semiologa Giovanna Cosenza, del Nichilista e di Arianna Ciccone. Alcuni concetti, oltretutto, come l’assenza di cultura politica, la mancanza di senso di responsabilità o i sospetti urlatori dell’antipolitica, che condivido per averli espressi nel mio post del 17 maggio scorso, all’indomani della buona affermazione di Giuliano Pisapia al primo turno delle recenti consultazioni amministrative, a proposito del continuo e abnorme proliferare di liste e candidati ad ogni tornata elettorale .

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In questi giorni ho finito di leggere l’ultimo libro di Gabriella Turnaturi, docente di Sociologia al Dipartimento di scienza della comunicazione all’Università di Bologna, “Signore e signori d’Italia. Una storia delle buone maniere” (ed. Feltrinelli, 2011). Un excursus che ripercorre lungo centocinquant’anni la storia della società italiana attraverso i galatei. Dai tentativi di autoeducazione e di educazione della borghesia italiana fino alla frantumazione odierna che ha condotto alla villania e alla maleducazione dilagante. Una lettura davvero piacevole e oltretutto utile, seppure da una particolare angolazione, anche per una maggiore comprensione di quel degrado epocale complessivo di cui scriveva Ermanno Olmi due anni fa su La Repubblica, partendo, nel suo articolo, dalla crisi del cinema italiano.

Riporto un breve stralcio del libro, tratto dalla Parte IV, Capitolo 3°.

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A caldo, mi viene in mente che il vero comico guida in questa tornata elettorale è stato proprio Crozza, ha dato un contributo non indifferente a quel popolo della rete che ha aperto su Facebook la pagina con il titolo di questo post. Il blogger affabulatore Grillo invece, ha sempre molto di patetico e poco di comico, bisognava ascoltarlo nel suo video quando ha commentato i risultati del  primo turno elettorale per rendersene conto…per non parlare di alcune delle sue recenti ambigue campagne, come un pò di tempo fa giustamente rilevava in un breve articolo il settimanale Carta.

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Che la vittoria netta, sia pure ancora parziale, di Giuliano Pisapia possa rappresentare un segno di svolta profonda per Milano e una possibile inversione di tendenza per il resto dell’Italia, mi sembra fuori discussione. E anche volendo solo restare nello specifico della città dove Pisapia si è candidato sindaco, ripensando alla “Milano da bere” del nepotismo craxiano, fino ai nostri tempi dell’Olgettina e della vistosa presenza della ‘ndrangheta negli appalti e nella pubblica amministrazione, questa affermazione assume un forte valore simbolico e sostanziale per la svolta decisa che mi auguro sarà in grado di incarnare. In barba ai suoi detrattori, che invece hanno preferito voltare lo sguardo e parlare strumentalmente di un “degrado”, a loro dire, dovuto ai “centri sociali”…vabbè, ad ognuno va riconosciuto anche il diritto alla più becera cecità!

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Ha ragione Curzio Maltese in un’editoriale su La Repubblica di oggi, su quello che vorrebbe essere un coup de théatre in grado di risollevare le sorti dell’amministrazione capitolina. Ma il sindaco Alemanno che è stato per tre anni un Marziano a Roma, come giustamente scrive Maltese, ai suoi esordi non era animato nemmeno dallo spirito innovativo che alla sua apparizione in città aveva il Marziano di Flaiano…Altre volte mi è capitato su questo blog, ma in questo caso soprattutto, non posso non fare da “ponte” ad un’articolo altrui. Non fosse altro per la gaffe di cui si è ricoperto il sindaco immaginario nel brano tratto dal “Diario notturno”, riportato nella spalla destra di questa home page, che sembra ben poca cosa di fronte all’incompetenza che governa la “città eterna”. Di seguito riporto per intero l’articolo.

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Eppure doveva risultare chiaro già nel 2005 al Partito Democratico, quando Nicki Vendola vinse le primarie contro lo stesso sfidante di ieri, Francesco Boccia. Doveva essere chiaro e cristallino, che il vero “laboratorio” in Puglia al quale fare riferimento è semmai un altro: quello che Vendola ha praticato nell’esperienza concreta di governo della regione, attraverso obiettivi chiari, tra cui la difesa del valore pubblico dell’acqua, il no al nucleare e il rilancio di un’economia “compatibile” legata alle risorse locali e a progetti finanziati dall’Unione  Europea,  solo per citare i principali. Ma una parte dell’attuale gruppo dirigente del PD, quello che è risultato maggioritario alle primarie per l’elezione del segretario nazionale, con il vincente che andava ripetendo durante la sua campagna elettorale, quasi come una litania, di non voler rinunciare a dichiararsi ancora “di sinistra”. Quelli, che sempre nel corso della campagna elettorale per le primarie, hanno tappezzato i muri delle città inneggiando ad un Partito Democratico “laico, popolare e di sinistra”. Gli stessi , insomma, che non hanno fatto nulla per far vincere Soru in Sardegna, perchè in ben altre faccende trasversali affaccendati (v. il post Morte a Venezia del 4 marzo 2009).  Allora, occorre ricordare pure questa volta, che dietro l’apparente miopia dei trafficanti di alleanze e sudditanze, c’erano a monte  interessi ben precisi, non palesati e mal camuffati, con la scusa dell’allargamento “al centro” dell’alleanza di centro sinistra.

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Da un articolo del Corriere della sera del 4 luglio scorso, apprendo una notizia a me nota solo in parte, ossia di una legge regionale del 2003, con la quale l’Emilia Romagna ha conferito ad associazioni civiche di volontari, la funzione di “presidio” sul territorio: davanti le scuole, nei parchi, perfino nei cimiteri.  Tengono a precisare i fautori, che le “squadre” di cittadini - o “ronde dolci”, come qualcuno le ha definite - nulla hanno a che vedere con le “ronde” di stampo leghista. Non ronde per la “sicurezza” dunque,  si tratterebbe semmai di un approccio “culturale” ai problemi che riguarda il decoro urbano, per portare, oltretutto, “coesione sociale” (?). Quello che invece io ricordavo, erano le dichiarazioni di Sergio Cofferati, quando nella sua veste di sindaco di Bologna ebbe a dire che “i cittadini possono dare un contributo al presidio del territorio” e auspicava ciò proprio in funzione della “sicurezza”. In modo esplicito, senza mezzi termini, quasi a fare da pendant ad una cosa che, nei fatti, poteva assomigliare molto alle famigerate “ronde”. E giustamente, la frase è ricordata da Paolo Foschi nel suo pezzo. L’articolo del Corriere, cita anche altre esperienze significative di enti locali dove governa (o ha governato fino a poco tempo fa) il centro sinistra. Ma vorrei soffermarmi brevemente sul caso Emilia Romagna,  perchè lo trovo eloquente  se riferito al declino complessivo di un intero modello sociale, come quello emiliano appunto. Però non solo, in quanto paradigmatico di un atteggiamento che troviamo anche altrove.

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Guardiamo raramente la tv in casa, se capita la sera dopo cena e comunque sul tardi…il trash di cui ormai è satura, che non suoni snobistico, ci tiene decisamente distanti. E distanti sentiamo anche le fiction che si susseguono in questi anni, tranne quella sul Commissario Montalbano di cui, quando è stato possibile, abbiamo seguito qualche episodio.  A questa, ci sentiamo di aggiungere solo quella dedicata ad Alcide De Gasperi, interpretata dal bravo Fabrizio Gifuni. Domenica 15 e lunedì 16 marzo, è andato in onda su Rai1 “Pane e libertà”,  sulla vita del padre del sindacalismo italiano, Giuseppe Di Vittorio. Confesso, che all’inizio temevo l’ennesima fiction edulcorata e dalle prime sequenze, ho perfino temuto che avessero mutuato qualche impostazione scenografica dall’indimenticabile Novecento di Bertolucci, probabilmente nell’intento mal celato di conferire una forza evocativa al film televisivo.

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Inserisco un articolo scritto all’indomani della sconfitta di Soru in Sardegna. Come è noto, dopo è seguita l’assemblea nazionale dle Partito Democratico che ha eletto come segretario Dario Franceschini…ma, al di là delle primarie se andavano fatte o meno, resta il problema di fondo che ho sollevato nell’articolo che segue: il ricambio delle classi dirigenti, i nuovi criteri da adottare. E non basterà far amergere il giovane di turno, magari perchè è apparso sulla copertina di Time come una promessa emergente: spesso, come ama ripetere un mio caro amico abruzzese, i “giovani” possono essere semplicemente repliche bonsai delle oligarchie che hanno dietro, perchè in quel contesto si sono formati.

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Ieri sera, parlando fino a notte fonda con alcuni amici su Skype, fra le altre cose abbiamo commentato in diretta i risultati che man mano pervenivano dallo spoglio della consultazione elettorale in Sardegna. Quando ho chiuso la comunicazione con loro, nonostante fosse molto tardi, il senso di sconforto non mi faceva dormire e così sono andato su una mailing list che abbiamo creato qualche anno fa con vecchi amici conosciuti nei primi anni ‘90 su Agorà Telematica, il mio primo provider.

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