Non condivido alcune considerazioni che Goffredo Fofi scrive in questo articolo che propongo del numero di febbraio de “Lo Straniero”, la rivista mensile da lui diretta. O almeno, non mi sento di sottoscriverne certi toni: non ho mai amato generalizzazioni e accozzaglie che rischiano di semplificare all’eccesso, riducendo la complessità del reale che ci sta di fronte e perciò la nostra capacità di comprensione. E oltretutto, quando in conclusione auspica “la responsabilità che grava da sempre sulle minoranze più coscienti”, se questo può essere storicamente vero, io credo che oggi non sia più sufficiente per provare a ricostruire un tessuto civile fortemente disgregato. Malgrado ciò, ritengo che il nocciolo duro del suo ragionamento abbia un fondamento. Laddove coglie l’incapacità di costruire davvero il nuovo, lontano da facili quanto consunti approcci “nuovisti”, per il peso ingombrante rappresentato da quelli che ormai da tempo appaiono come dei sepolcri imbiancati, ma anche per una generazione - soprattutto quella “tq” - schiacciata dalla propria prosopopea che rincorre unicamente vecchi modelli nella convinzione che siano invece moderne novità.

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Michael Anthony Eardley Dummet si è spento ad Oxford il 27 dicembre scorso ed è stato un filosofo inglese tra i più importanti del ‘900. Il suo contributo ha spaziato dalla logica alla filosofia del linguaggio e della matematica, ma si è fortemente caratterizzato anche per un forte impegno civile:  in modo particolare, sulla questione degli immigrati e dei rifugiati “predendo attivamente parte  alla lotta politica”, come giustamente ricorda un post commemorativo della Società Italiana di Filosofia Analitica. In ricordo di questa figura straordinaria  - e come scrissi il 30 ottobre del 2009  in occasione della morte di Claude Levi Strauss su questo blog, un altro grande che se ne è andato difficilmente rimpiazzabile nella nostra epoca - Roberta De Monticelli ha dedicato una nota nel suo profilo Facebook  che sotto riporto interamente.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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