Mi accingevo a scrivere un post sul caso Yara, nel frattempo mi è arrivata la segnalazione dal sito del “Giornalismo partecipativo” con un commento del suo curatore, l’amico Gennaro Carotenuto. Delle cose che scrive Gennaro, spesso non condivido contenuti, toni e impostazioni, anche su questa vicenda, se avessi scritto di mio, probabilmente il taglio sarebbe stato diverso. Ma in questo caso, francamente, si sarebbe ridotto unicamente ad una questione apparente di “stile”, nella sostanza condivido pressoché pienamente, quindi preferisco fare “da ponte” e contribuire a divulgare il suo post che riproduco sotto per intero.

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L’amica Alda Macciocca mi invia una mail con la lettera che Elvira Dones ha scritto a Berlusconi, in merito alla sua recente sciagurata battuta sulle “belle ragazze albanesi”, immagino si ricorderà, quando ha affermato “faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”. Elvira Dones, è una scrittrice e giornalista albanese, laureata all’Università di Tirana. E’ emigrata dal suo paese prima della caduta del muro di Berlino e dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera, dove ha curato alcuni documentari per la tv svizzera italiana. Attualmente vive e lavora negli Stati Uniti,  occupandosi di narrativa e alternando il lavoro di giornalista a quello di sceneggiatrice. Il suo volto è presente nella galleria dei miei Simboli, personalmente l’ho scoperta dalla lettura del suo primo romanzo scritto interamente in italiano, Vergine giurata (edito da Feltrinelli del 2008), con il quale ha vinto il premio della Fondazione Carical Grinzane Cavour per la cultura euromediterranea. Alla fine del post, ho inserito un video tratto dal blog dell’editore Feltrinelli, nel quale Elvira Dones presenta il libro.

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L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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