
«Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso… si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni affinità umana… si comprenderà allora il duplice significato del termine “campo di annientamento” e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo» (Primo Levi “Se questo è un uomo”, Einaudi 1976)

Dal sito dell’amico Gennaro Carotenuto, molto volentieri “prelevo” l’intervento che Paola Magnarelli, prof. ordinario di Storia Contemporanea, ha tenuto a Macerata in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile.
“Cari concittadini, gentili autorità, il compito che mi è stato affidato è molto arduo e onorevole, e ne sento tutta la responsabilità. Sento anche che, considerando la natura della mia professione, chi mi ha invitata non desidera da me un comizio – e tuttavia certo nemmeno una lezione, ma forse una riflessione sulla necessità di conservarci all’altezza del nostro passato, che la Resistenza nelle sue varie forme ed esplicitazioni, il 25 aprile, la liberazione, il ritorno alla democrazia, l’approvazione della Costituzione del ’48, rappresenta così gloriosamente e direi limpidamente.
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