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Cinquanta sfumature di destra

28 novembre 2016

Questa mattina su Facebook l’amico Pierluigi Fagan, in un suo post breve ma efficace - come spesso gli capita -, scrive delle diverse ‘destre’ in campo e di  ”un grande ritorno della Nazione ma non necessariamente dello Stato”.

di Pierluigi Fagan

Pare dunque che a sfidare M. Le Pen alla prossime elezioni di Aprile-Maggio in Francia, sarà Francois Fillon. Fillon è un gollista sociale, seguace di Philippe Séguin a suo tempo contrario sia a Maastricht che all’euro. L’idea di Europa è l’Europa delle nazioni, sicuramente non una federazione, piuttosto una confederazione che più che una moneta, coordini le politiche economiche e sociali oltre a quelle delle difesa ma restando ognuno “padrone a casa sua”. Il programma di Fillon è liberista in economia - non neo-liberista - e senz’altro contrario a posture non amichevoli con la Russia.

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Esiste un serio riformismo di sinistra capace di contrastare efficacemente l’agenda Monti?

3 gennaio 2013

Sono stato tra quelli che nel novembre del 2011, di fronte alla evidente e drammatica incapacità del governo Berlusconi in carica, ma anche del defilarsi delle forze di opposizione - dunque per responsabilità diverse di un’intera classe politica -,  aveva accolto come inevitabile la nascita dell’esecutivo guidato da Mario Monti. Con esplicito disincanto, senza farmi illusioni di sorta, sperando solamente che si potesse evitare un salto nel buio più cupo, senza ritorno. I ‘critici’ più a sinistra, già ideologiche cassandre all’epoca, naturalmente sostengono che nel baratro, per certi versi, ci siamo finiti ugualmente: è senz’altro vero dal punto di vista sociale, perchè i dati sulla disoccupazione sono sempre più allarmanti, la situazione economica complessiva resta a dir poco preoccupante. Soprattutto, nonostante qualche timido proposito programmatico dell’esordio (agenda digitale, intreccio tra innovazione tecnologica e nuove figure professionali, rilancio di politiche ambientali a difesa del territorio e sul regime dei suoli),  alla fine non si è saputo fornire al paese nemmeno un segnale minimo di inversione di rotta complessiva. Il nuovo bon ton, per quanto indubbiamente abbia restituito un’immagine degna a livello internazionale del nostro paese, di per se non è stato sufficiente.

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