Gen
27
“Persino l’origine del termine ‘razza’ è incerta …”
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La frase che da il titolo a questo post è tratta da Noi Europei, libro pubblicato per la prima volta nel 1935 che nelle memorie di uno dei due autori principali, Julian S. Huxley, venne definito come un “bastone scientifico” tra le ruote di Hitler appena giunto al potere. Smascherare la pericolosa ambiguità del concetto di razza avrebbe infatti dovuto ostacolare la marcia della Germania nazista, sostenuta da un uso spregiudicatamente politico di dottrine razziali che ostentavano una presunta scientificità. Nato dalle diverse competenze di un gruppo di studiosi, tra i quali figurano non solo il biologo Huxley e l’esperto di classificazione e distribuzione geografica dei gruppi umani Alfred C. Haddon, ma anche il sociologo Alexander M. Carr-Saunders, l’antropologo Charles G. Seligman e lo storico della scienza Charles Singer, Noi Europei rappresentò la prima confutazione sistematica, svolta su basi biologiche e antropologiche, del concetto di razza che per molto tempo aveva dominato la lettura della diversità umana. Ripercorrendo in breve la storia di questo concetto, il testo mostra come la riscoperta delle leggi di Mendel avesse inaugurato, nel Novecento, una nuova era: tutto quanto si era pensato del vivente andava sottoposto a verifica e, a maggior ragione, un concetto controverso come quello di razza, specialmente se applicato all’uomo. Esattamente il contrario di quello che avrebbero voluto dimostrare i volenterosi cervelli arruolati dalle SS per costruire il mito della razza.
Dic
22
Sul mito della “razza” e della sua purezza
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Nelle ricerche più recenti sull’identità e sulle identità europee, delle singole nazioni come del continente intero, emerge un tratto costante: l’immagine di un continente senza confini rigidi, che è sempre stato sede di migrazioni, di interazioni, di ibridazioni, di contrasti, di conflitti tra popoli e stirpi differenti che della diversità di radici hanno fatto un elemento essenziale (anche se spesso problematico) per i suoi sviluppi culturali e politici. In nessun luogo, nella storia europea, vi è stata una “purezza” etnica e culturale assoluta e originaria. Questo dovrebbe essere il giusto contesto di idee dal quale far emergere una storia d’Europa e delle identità europee.
Dic
7
Caso Yara, sbatti il mostro in prima pagina
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Mi accingevo a scrivere un post sul caso Yara, nel frattempo mi è arrivata la segnalazione dal sito del “Giornalismo partecipativo” con un commento del suo curatore, l’amico Gennaro Carotenuto. Delle cose che scrive Gennaro, spesso non condivido contenuti, toni e impostazioni, anche su questa vicenda, se avessi scritto di mio, probabilmente il taglio sarebbe stato diverso. Ma in questo caso, francamente, si sarebbe ridotto unicamente ad una questione apparente di “stile”, nella sostanza condivido pressoché pienamente, quindi preferisco fare “da ponte” e contribuire a divulgare il suo post che riproduco sotto per intero.
Mag
19
Profughi accompagnati
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Nell’ultima “Lettera” (la n. 141) che Ettore Masina come di consueto invia telematicamente a chi vuole riceverla, il tema affrontato è quello recente e drammatico degli immigrati “respinti” con navi della marina militare. Ma oltre a denunciare le gravi responsabilità politiche di questa scelleratezza ad opera del governo (con qualche “cedimento”, diciamo così, di alcuni esponenti dell’opposizione), Ettore mette a fuoco un vero e proprio “mutamento antropologico” in atto ormai da molto tempo. Non aggiungo altro e riporto per intero il testo della Lettera.
Mar
29
Borghezio tiene lezione ai neo fascisti francesi
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Su Repubblica.it questi giorni è presente un video nel quale l’ex sottosegretario Borghezio, ripreso in un documentario realizzato da Canal Plus, tiene una “lezione” ai neo fascisti francesi, sulle strategie dell’estrema destra europea. Superfluo qualsiasi commento, lo riporto sotto tratto da You Tube.
Mar
9
L’agguato razzista di Napoli…pensando al lato oscuro della democrazia
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L’agguato razzista contro Marco Bayenne, studente etiope e volontario del Circolo Legambiente di Paestum, avvenuto sabato 7 marzo a Napoli, evoca nuovamente, insieme a tutti gli sciagurati episodi di questi ultimi anni, quella che sembrerebbe solamente una regressione primitiva e xenofoba. In parte, è senz’altro così e le ragioni risiedono nei veleni che si sono seminati nella società, approfittando ultimamente anche della forte crisi economica mondiale. Ma questa ”opportunità”, legata alla crisi, è appunto più recente ed ha contribuito solo ad acuire i terreni di contrasto sociale creati ad arte: si pensi a come viene affrontato il tema della sicurezza e le speculazioni di basso profilo che ci sono costruite sopra. I semi dell’odio verso “l’altro” che non appartiene alla tua comunità nazionale, in realtà, vengono ormai da lontano. E non c’entra nulla, ovviamente, con il tema di una seria politica dell’accoglienza, fondata sulla giusta legalità, nel senso del rispetto delle norme dell’ordinamento giuridico dello stato.
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