Leggo Micromega fin dalla sua nascita negl’anni ‘80 quando era diretta da Giorgio Ruffolo e Paolo Flores d’Arcais era condirettore. “Le ragioni della sinistra”,  come recitava il sottotitolo di ogni numero della rivista, aperte al dibattito e al confronto, senza rinunciare a forti prese di posizioni anche “militanti”. Ragioni comunque non ideologiche o preconcette, piuttosto una spinta culturale e ideale per un profondo rinnovamento a favore di una sinistra dialogica e declinata al plurale. Un laboratorio di idee che nel corso degl’anni di vita della rivista, anche quando il sottotitolo fisso è stato abbandonato contrassegnando “tematicamente” di volta in volta ogni numero e Flores d’Arcais è diventato direttore, è stato uno dei punti di riferimento importanti per il sottoscritto, come credo per molti altri.

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E’ naturalmente scandaloso e inqualificabile il voto autoassolutorio che ieri alla Camera dei deputati ha salvato Nicola Cosentino, così come lo è la vergognosa dichiarazione di Bossi che leggo questa mattina nella quale, con una bella faccia tosta dimenticando i cappi degl’anni ‘90, sostiene che “la storia della Lega non è mai stata forcaiola”. Ma al tempo stesso, trovo non meno deplorevole e strumentale l’atteggiamento di chi, l’ineffabile Di Pietro e Micromega in testa, associa il voto su Cosentino al pronunciamento della Consulta sul referendum elettorale: il primo che urla al regime e alla deriva antidemocratica cui manca solo l’olio di ricino, la seconda con il suo direttore, di uguale tenore, che lancia un appello on line per chiedere elezioni anticipate subito.  A questi paladini del rigore e della coerenza “democratica”, sarebbe sufficiente ricordare sia la dichiarazione rilasciata da Di Pietro l’altra sera nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7 - “io non so come deciderà la Corte Costituzionale ma qualsiasi decisione l’accetterò” - che gli innumerevoli articoli, nonchè interi numeri, pubblicati da Micromega a difesa (a volte perfino acritica) non solo della magistratura ordinaria, ma anche dei giudici costituzionali.

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Già nel mio precedente post a proposito della penultima puntata di Annozero dedicata al referendum, avevo espresso più di una perplessità non solo sulla conduzione della trasmissone televisiva, ma anche sulle lacune vistose di tutta la campagna elettorale referendaria. Credo che l’amico Gennaro Carotenuto, nel commento al mio post, abbia colto nel segno quando afferma che “E’ fallita la religione civile ottocentesca di creare una cittadinanza capace di decidere. E’ fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l’idea stessa di opinione pubblica. In queste condizioni si vota sull’umore, sulle emozioni, sulla pancia e di sicuro il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata”. Sembrerebbe fuori luogo ribadirlo proprio adesso di fronte ad una indiscutibile vittoria, di cui non si vuole assolutamente sminuire la portata e il valore politico (ma pure storico) di svolta profonda. E che si sia trattato di un voto - comprensibile e sacrosanto - per certi versi “prepolitico”, espressione di un “rifiuto di pancia”, è Angelo Orsi a precisarlo ulteriormente oggi su Micromega on line. Ma proprio questo è il punto: può bastare ciò? E’ fin troppo evidente che no.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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