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La semplificazione che complica. Il caso della soppressione del Corpo Forestale dello Stato

19 aprile 2017

Fruttero & Lucentini nello spassoso-amarognolo La prevalenza del cretino, scrivono che “I nostri legislatori, governanti, politici, amministratori non si possono lavare come l’insalata dopo Chernobyl, decontaminare come il latte e i carciofi, isolare, mettere in quarantena, depositare in bidoni stagni sul fondo dell’oceano; né si può sperare che i venti li disperdano, li portino lontano da noi, verso terre remote. La nube resterà qui, spostandosi densa e solidale da un decreto all’altro, da una riforma all’altra, da un iniquo pasticcio all’altro. E noi, di sotto, a chiederci che cosa si aspetti a creare il club dei sette Paesi peggio amministrati del mondo”. Il mantra della semplificazione amministrativa e legislativa che vorrebbe ‘riformare’ l’organizzazione degli apparati dello Stato, è l’emblema delle riforme pasticciate e scritte male. Oltretutto spesso in mala fede, per i reali interessi e privilegi che si vanno a coprire e non a colpire. Tra l’altro, sembra che non si sia tratto alcun insegnamento, nemmeno da quei principi sul buon funzionamento della macchina amministrativa che l’antesignano Massimo Savero Giannini, come ministro della funzione pubblica nel 1979, aveva indicato nel suo famoso Rapporto sui principali problemi della amministrazione dello Stato. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una sorta di maratona forzata di vere e proprie controriforme che a livello organizzativo tendono a modificare il modello direzionale di tipo collegiale per spingerlo verso quello monocratico, riducendo quindi il ruolo degli organi collegiali e dei consigli di amministrazione (in contrasto con le moderne teorie del management), rischiando oggettivamente di produrre più guasti che benefici. E’ il caso della contestatissima riforma della legge quadro sui parchi nazionali in dirittura di arrivo alla Camera dei Deputati, che riduce le aree protette ad agenzie di sviluppo locale, quasi nuovi enti intermedi da amministrare secondo le logiche della politica locale. Dello stesso tenore un’altra ‘riforma’ appena concepita, quella sulla procedura per la  Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che già da una prima lettura presenta discutibili poteri discrezionali assegnati al ministro dell’ambiente. Poi esistono le ‘riforme’ portate a termine e già operative, con tutto il loro carico di conseguenze negative che già abbiamo sotto gli occhi. Il caso eclatante è rappresentato dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato e il suo accorpamento all’Arma dei Carabinieri. Il corpo contava circa 8.500 dipendenti in tutta Italia, specializzati nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. Oltre agli argomenti contrari delle associazioni ambientaliste, a nulla sono valse neanche quelle molto stringenti esposte dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, quando in audizione al Senato nel 2014, aveva provato a spiegare la forte contrarietà alla soppressione del Corpo forestale dello Stato “perché sarebbe come togliere all’autorità giudiziaria l’unico organismo investigativo in materia ambientale che dispone delle conoscenze, delle esperienze, del know-how e anche dei mezzi per poter smascherare i crimini ambientali”. A spiegare in modo più dettagliato le incongruenze e le conseguenze nefaste prodotte dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato ci pensa l’articolo che segue, scritto per il blog del Marziano da Maria Luisa Priori, architetto e consigliere della sezione romana di Italia Nostra.

di Maria Luisa Priori

Quando si tratta di temi riguardanti la tutela e la salvaguardia del territorio, si fa riferimento a principi non negoziabili che riguardano la salute e il benessere di un Paese, dei suoi abitanti e del suo paesaggio, e ne indicano il grado di civiltà e consapevolezza. Da questo punto di vista, per i compiti istituzionali che ad esso erano demandati, la soppressione del Corpo Forestale dello Stato ed il suo assorbimento all’Arma dei Carabinieri, è stata approvata senza particolari sussulti, con l’eccezione lodevole di qualche voce autorevole che ha provato a far sentire il suo motivato dissenso

Alla luce di un sostanziale vuoto informativo, appare più che mai opportuno chiarire il quadro delle conseguenze reali in atto, dovute all’approvazione di un simile provvedimento ‘semplificativo’. Frutto di una strategia legislativa parte dello stesso disegno, nei fatti a danno del territorio italiano e della nostra sicurezza ambientale e alimentare.

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