Kevin Kelly, co-fondatore di Wired nel 1993 e suo editor esecutivo fino al 1999, ha appena finito un libro per Viking/Penguin intitolato “Che cosa vuole la tecnologia”. Lo segnalo perchè a mio avviso l’autore merita, proprio mentre leggo da un RT di Luca De Biase nel quale Giuseppe Ranieri cita una frase di Kelly a proposito di “serendipity”: questo neologismo, il cui significato indica la sensazione quando si scopre una cosa non cercata, imprevista, e in relazione a questo sostiene che “«La gente convinta che il web stia uccidendo la serendipity semplicemente non sta usando il web in modo corretto». Affermazione apparentemente scontata, almeno secondo alcuni. Ma io non lo credo affatto e, anzi, penso che semmai occorrerebbe riflettere seriamente e più a fondo su un utilizzo spesso dispersivo, inconsistente delle risorse in rete, a partire dai social network. Il concetto è ben rappresentato nella commedia sentimentale “Serendipity. Quando l’amore è magia” del 2001, diretta da Peter Chelsom e interpretata da Kate Beckinsale e John Cusack, della quale riporto sotto una breve sequenza

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A qualche lettore amico potrà apparire una contraddizione evidente la presenza di questo blog con una pagina su Facebook. Se non altro per la tesi sostenuta da chi scrive e più volte ribadita su alcuni post e commenti in rete, a proposito del ruolo svolto dai social network. Per questo motivo, ritengo opportuno chiarire la motivazione che è legata innanzitutto alla scelta di creare un “pagina sociale”, non un profilo personale, collegata al blog del Marziano nell’intento di gettare un ponte tra il mondo dei social network e quello dei curatori di blog. Quello dei blogger infatti, è un fenomeno più antico in rete, emanazione delle prime community che si formavano nei newsgroup o nelle conferenze elettroniche: strumenti telematici antecedenti alla stessa Internet  - si pensi alle reti amatoriali dei  Bullettin board system o a Fidonet - che ancora esistono e ai quali si accede principalmene attraverso la posta elettronica o l’iscrizione diretta al gruppo tematico di interesse - i google groups, solo per citare uno degli esempi oggi più diffusi. La possibilità offerta da Facebook di inserire commenti più immediati su alcune questioni specifiche, ma sempre legate all’ispirazione di fondo del blog, è sembrata appunto lo strumento più efficace nel tentativo, tra i tanti già presenti, di favorire appunto una non facile interazione tra le due realtà.

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L’amico Aldo Antonelli segnalava ieri un breve articolo di Gramellini tratto dal sito de La Stampa, Perchè mi odiano?, la domanda rivolta da Berlusconi a don Verzè dopo l’aggressione subita a Milano. In sintesi, si sostiene nel pezzo, che se ci si rivolge alle viscere prima che ai cervelli, le viscere non sono controllabili e da ciò può “scaturire tutto il bene e tutto il bene del mondo”. Condivisibile sul piano concettuale e anche concreto, ma manca un aspetto, per niente trascurabile: alla condanna ovvia di un gesto insensato e folle, io aggiungo che i commenti apparsi su Facebook dei gruppi pro Tartaglia (ora cancellati dalla direzione italiana del social network), sono il riflesso di un’idiozia qualunquista e vile, molto diffusa nella società italiana. Non c’entrano nulla con un sostegno “politico” o, meglio, pseudo tale. Non sono il segno di un disagio. Il disagio sociale vero è altra cosa, si manifesta anche in forme dure, ma in prima persona, come per esempio dimostrano le recenti occupazioni delle fabbriche per difendere il posto di lavoro, oggetto spesso di baratti dovuti a speculazioni finanziarie più che a crisi vere della produzione.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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