Archivi per categoria: società civile

Sul caso di Spider Truman, il sedicente precario licenziato da Montecitorio che avrebbe deciso di svelare i “segreti della casta” dalla ormai nota pagina Facebook, tratto dal blog “Contaminazioni”, il buon punto di vista di Lorenza Boninu che insieme al suo, richiama altri tre non meno interessanti, quello della semiologa Giovanna Cosenza, del Nichilista e di Arianna Ciccone. Alcuni concetti, oltretutto, come l’assenza di cultura politica, la mancanza di senso di responsabilità o i sospetti urlatori dell’antipolitica, che condivido per averli espressi nel mio post del 17 maggio scorso, all’indomani della buona affermazione di Giuliano Pisapia al primo turno delle recenti consultazioni amministrative, a proposito del continuo e abnorme proliferare di liste e candidati ad ogni tornata elettorale .

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Già nel mio precedente post a proposito della penultima puntata di Annozero dedicata al referendum, avevo espresso più di una perplessità non solo sulla conduzione della trasmissone televisiva, ma anche sulle lacune vistose di tutta la campagna elettorale referendaria. Credo che l’amico Gennaro Carotenuto, nel commento al mio post, abbia colto nel segno quando afferma che “E’ fallita la religione civile ottocentesca di creare una cittadinanza capace di decidere. E’ fallita (ma lo diceva già Lippmann nel 1921) l’idea stessa di opinione pubblica. In queste condizioni si vota sull’umore, sulle emozioni, sulla pancia e di sicuro il 90% dei cittadini non è semplicemente in grado di prendere una decisione cosciente ed informata”. Sembrerebbe fuori luogo ribadirlo proprio adesso di fronte ad una indiscutibile vittoria, di cui non si vuole assolutamente sminuire la portata e il valore politico (ma pure storico) di svolta profonda. E che si sia trattato di un voto - comprensibile e sacrosanto - per certi versi “prepolitico”, espressione di un “rifiuto di pancia”, è Angelo Orsi a precisarlo ulteriormente oggi su Micromega on line. Ma proprio questo è il punto: può bastare ciò? E’ fin troppo evidente che no.

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A caldo, mi viene in mente che il vero comico guida in questa tornata elettorale è stato proprio Crozza, ha dato un contributo non indifferente a quel popolo della rete che ha aperto su Facebook la pagina con il titolo di questo post. Il blogger affabulatore Grillo invece, ha sempre molto di patetico e poco di comico, bisognava ascoltarlo nel suo video quando ha commentato i risultati del  primo turno elettorale per rendersene conto…per non parlare di alcune delle sue recenti ambigue campagne, come un pò di tempo fa giustamente rilevava in un breve articolo il settimanale Carta.

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A proposito della ricorrenza odierna, mi torna inevitabilmente alla mente il concetto di patriottismo, distinto da quello di nazionalismo…Giuseppe Mazzini nei suoi Scritti politici (1805-1872), scrisse tra l’altro “La patria è una comunione di liberi e d’eguali, affratellati in concordia di lavori verso un unico fine. […] La patria non è un aggregato, è una associazione. Non v’è patria dove l’uniformità di quel diritto è violata dall’esistenza di caste, provilegi, d’ineguaglianze”. Mentre Maurizio Viroli, storico e filosofo della politica, concludeva un suo bellissimo libro del 1995 Per amore della patria (ed. Laterza), affermando che “C’è bisogno di molti più cittadini che vogliano e sappiano servire la libertà comune, e forse una buona concezione del patriottismo può aiutarci a persuadere altri ad unirsi ai pochi che già danno l’esempio di che cosa vuol dire essere buoni cittadini […]”

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Mi accingevo a scrivere un post sul caso Yara, nel frattempo mi è arrivata la segnalazione dal sito del “Giornalismo partecipativo” con un commento del suo curatore, l’amico Gennaro Carotenuto. Delle cose che scrive Gennaro, spesso non condivido contenuti, toni e impostazioni, anche su questa vicenda, se avessi scritto di mio, probabilmente il taglio sarebbe stato diverso. Ma in questo caso, francamente, si sarebbe ridotto unicamente ad una questione apparente di “stile”, nella sostanza condivido pressoché pienamente, quindi preferisco fare “da ponte” e contribuire a divulgare il suo post che riproduco sotto per intero.

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Non mi occupo mai in questo blog di Berlusconi e delle polemiche attorno alla sua persona. Perchè ritengo, come scrivo nella pagina iniziale Lessico civile, che una della priorità nel nostro paese sia quella di ricostruire un tessuto culturale e civile realmente sano a libero, compito che non può essere demandato solo alla classe politica. Senza prescindere da quest’ultima, ma nella consapevolezza che devono riabilitarsi nella società altre forze autonomamente, per dispiegare tutte le potenzialità che, nonostante tutto, ancora esistono negli interstizi. Il problema serio però, è il soggetto sociale, l’attore principale che dovrebbe farsi carico di questo compito immane. Perchè ha ragione Goffredo Fofi nella rubrica che cura su l’Unità, Quando eravamo un popolo,  dove si chiede “Come è stato possibile che quest’umanità si sia trasformata nella inamabile, spesso francamente detestabile umanità di adesso? Dalla grazia alla sguaiataggine, come è stato possibile che si sia caduti così in basso, e che nulla sembri restare del calore, della simpatia degli italiani di allora? L’esame di coscienza dovrebbe essere collettivo (…)”   Dunque, anche per questo motivo, credo che il problema non possa essere visto solo nell’ottica dei disastri provocati nelle coscienze da un uomo solo. Per quanto potente e con tutti i mezzi “persuasivi” di cui dispone. C’è, appunto, una responsabilità collettiva, per non restare ancorati alla logica angusta (e autoassolutoria)  della vittima e del carnefice. In questo senso, per esempio, con tutta la stima e l’affetto, continuano a non convincermi affatto le analisi a senso unico, in una chiave di lettura iper politica, dell’amico Gennaro Carotenuto, come l’ultima che ha scritto nel suo blog.

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Da un articolo del Corriere della sera del 4 luglio scorso, apprendo una notizia a me nota solo in parte, ossia di una legge regionale del 2003, con la quale l’Emilia Romagna ha conferito ad associazioni civiche di volontari, la funzione di “presidio” sul territorio: davanti le scuole, nei parchi, perfino nei cimiteri.  Tengono a precisare i fautori, che le “squadre” di cittadini - o “ronde dolci”, come qualcuno le ha definite - nulla hanno a che vedere con le “ronde” di stampo leghista. Non ronde per la “sicurezza” dunque,  si tratterebbe semmai di un approccio “culturale” ai problemi che riguarda il decoro urbano, per portare, oltretutto, “coesione sociale” (?). Quello che invece io ricordavo, erano le dichiarazioni di Sergio Cofferati, quando nella sua veste di sindaco di Bologna ebbe a dire che “i cittadini possono dare un contributo al presidio del territorio” e auspicava ciò proprio in funzione della “sicurezza”. In modo esplicito, senza mezzi termini, quasi a fare da pendant ad una cosa che, nei fatti, poteva assomigliare molto alle famigerate “ronde”. E giustamente, la frase è ricordata da Paolo Foschi nel suo pezzo. L’articolo del Corriere, cita anche altre esperienze significative di enti locali dove governa (o ha governato fino a poco tempo fa) il centro sinistra. Ma vorrei soffermarmi brevemente sul caso Emilia Romagna,  perchè lo trovo eloquente  se riferito al declino complessivo di un intero modello sociale, come quello emiliano appunto. Però non solo, in quanto paradigmatico di un atteggiamento che troviamo anche altrove.

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Inserisco un articolo scritto all’indomani della sconfitta di Soru in Sardegna. Come è noto, dopo è seguita l’assemblea nazionale dle Partito Democratico che ha eletto come segretario Dario Franceschini…ma, al di là delle primarie se andavano fatte o meno, resta il problema di fondo che ho sollevato nell’articolo che segue: il ricambio delle classi dirigenti, i nuovi criteri da adottare. E non basterà far amergere il giovane di turno, magari perchè è apparso sulla copertina di Time come una promessa emergente: spesso, come ama ripetere un mio caro amico abruzzese, i “giovani” possono essere semplicemente repliche bonsai delle oligarchie che hanno dietro, perchè in quel contesto si sono formati.

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Ieri sera, parlando fino a notte fonda con alcuni amici su Skype, fra le altre cose abbiamo commentato in diretta i risultati che man mano pervenivano dallo spoglio della consultazione elettorale in Sardegna. Quando ho chiuso la comunicazione con loro, nonostante fosse molto tardi, il senso di sconforto non mi faceva dormire e così sono andato su una mailing list che abbiamo creato qualche anno fa con vecchi amici conosciuti nei primi anni ‘90 su Agorà Telematica, il mio primo provider.

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