
Giorni fa, sistemando alcune vecchie riviste in casa, è saltata fuori una monografica dedicata a New York che comprai poco dopo l’attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001. Riguardando la sequenza agghiacciante di immagini che tutti abbiamo visto, ho ripensato alla sensazione di sconforto e incredulità che ebbi rientrando nel tardo pomeriggio a casa, accendendo la televisione…non sembrava nemmeno un attentato terroristico, piuttosto l’inizio di una guerra. Man mano che pervenivano le notizie e si andava delineando il quadro di ciò che realmente era accaduto, cominciai, credo come molti, a fare una serie di supposizioni incrociate con le prime informazioni “ufficiali”. Ma ricordo, sopratutto, una mezza discussione che la sera ebbi con mio padre al telefono: il suo primo commento a caldo fu “questi si sono autobombardati”. Naturalmente alludeva ad ipotetiche responsabilità dei “servizi”, in combutta con l’allora ammistrazione Bush. E comunque, apriti cielo! Di fronte a quello che al sottoscritto, anche indipendentemente dalle motivazioni politiche e internazionali, era apparso, in se, come un gesto profondamente perverso, accusai mio padre di cinismo e “antiamericanismo” d’accatto, di fantapolitica. Per quanto istintivamente sempre contrario alle politiche di Bush (ma anche di altre precedenti amministrazione statunitensi), non sono mai stato e continuo a non essere “antiamericano”, - perchè questo “anti” esprime l’ostilità verso un popolo intero e non le ragioni, storicamente accettabili, che, nel bene e nel male, possono aver caratterizzato e caratterizzano concetti come “antifascismo”, “anticomunismo”, “antisemitismo”… - , in quel momento avevo visto solo la tragedia immane e la ferita micidiale inferta ad un popolo intero, ma non solo, viste le diverse



