Dall’amico sacerdote Aldo Antonelli, parroco nel comune di Antrosano in provincia de l’Aquila, ricevo la lettera che segue e molto volentieri provo a rendermi partecipe, diffondendola attraverso il mio blog. Conosco bene la persona, per niente incline a gesti caritatevoli “salva coscienza”, animato piuttosto dalla sua nota carica battagliera, tra i pochi superstiti di quella chiesa del silenzio che prova ancora a dire la sua, nonostante gli scarsi mezzi di cui dispone (su questo blog, in proposito, il post del 7 marzo con la lettera di don Paolo Farinella o quello del 13 marzo sul comunicato del movimento Noi siamo chiesa). Anche quando mi capita di non condividre pienamente alcune sue tesi o accenti, per me resta un sicuro punto di riferimento ideale, perchè oltre a motivi affettivi di natura personale, se pure profondamento diverso, lo associo ad un’altra figura centrale nella mia vita rappresentata da don Lorenzo Milani: dal piccolo borgo dove era stato “confinato”, sappiamo quale rilevanza abbia assunto il suo messaggio nel tempo, per la sua capacità di parlare alla società intera. Senza mai rinunciare ai suoi ragazzi della scuola di Barbiana e anzi ponendoli al centro della sua attività pastorale. Anche don Aldo, non rinunciando mai al paese e ai suoi amici più vicini, riesce a farsi sentire oltre i confini della sua dimensione quotidiana di parroco, con la sua predicazione errante, i suoi piccoli e grandi gesti. Per questo motivo, invito a sostenere la sua azione concreta a favore del piccolo Comune di Fossa.

Reggi il resto

  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.