Dalla “pagina aperta” del quotidiano abruzzese Il Centro (21/11/2009), riporto questo articolo del sacerdote Raffaele Garofalo, sulle stesse posizioni dall’altro sacerdote, l’amico Aldo Antonelli, che il 4 novembre scorso sono state pubblicate da Micromega online

Il crocifisso nei dolori del mondo
di Raffaele Garofalo

La sentenza del tribunale di Strasburgo ripropone il dibattito sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, riaccendendo il vespaio delle polemiche e delle speculazioni. La soluzione del problema avrà luogo soltanto con una nuova normativa rispettosa dello spirito della Costituzione di uno Stato laico. Questa, infatti, in più articoli afferma che la religione non deve costituire un elemento di distinzione tra cittadini. La legge del 24 giugno 1929 (tuttora in vigore e che impone la presenza in aula del crocifisso accanto al ritratto del re) rispecchia la visione angusta di un regime desideroso di legittimazione e di una Chiesa preconciliare che rifiutava il dialogo con altre confessioni religiose. Con la stipula del Concordato il fascismo considerava la religione cattolica «fondamento e coronamento» del sistema statale, sua parte integrante. Il riconoscimento di una diversità di fede e il rispetto di altre credenze sarà una conquista dello Stato democratico e della Chiesa del Concilio.

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“Nella triste deriva in cui ci troviamo, diventa sempre più urgente lavorare per tener su la nostra attenzione e la nostra tensione di cittadini, nonché la nostra capacità critica e riflessiva, perchè non veniamo travolti dalla valanga mediatica di menzogne, volgarità e luoghi comuni che ci sovrasta”. Con queste parole, l’amico sacerdote don Aldo Antonelli, parroco di Antrosano in provincia de l’Aquila, inizia la presentazione di un ciclo di incontri che si terranno dal 6 ottobre al 4 maggio, ogni 1° martedì del mese, presso il Gazebo di Antrosano. Tra i relatori, scrittori, giornalisti, teologi di grande spessore intellettuale e morale, come Carmine Di SanteRaniero La ValleEttore MasinaAlex Zanotelli, solo per fare alcuni nomi. Un confronto a tutto campo, sui temi dello sviluppo-sottosviluppo, la laicità, la pace, il concilio, il rapporto tra la chiesa e il potere, che non possono essere considerati sola prerogativa dei credenti, bensì, a mio avviso, di sicuro interesse anche per i non credenti. Si pensi solamente alla significativa esperienza, certamente diversa, della Cattedra dei non credenti, promossa dal cardinale Carlo Maria Martini negl’anni ‘90, quando era Arcivescovo della diocesi di Milano. Almeno che, non si voglia continuare ad avere una visione angusta della laicità, come “bandiera di una fazione”, invece che più ispirata alla splendida definizione di Massimo Cacciari, quando alcuni anni fà ebbe a scrivere:  “Laico può essere il credente come il non credente. E così entrambi possono essere espressione del più vuoto dogmatismo. Laico non è colui che rifiuta, o peggio deride, il sacro, ma, letteralmente, colui che vi sta di fronte. Di fronte in ogni senso: discutendolo, interrogandolo, mettendosi in discussione di fronte al suo mistero. Laico è ogni credente non superstizioso, capace, cioè, anzi desideroso, di discutere faccia a faccia con il proprio Dio”.

Qui si può prelevare il pieghevole con il programma degli incontri.

Riporto il testo di un articolo tratto da Adista, rivista telematica mensile riportata anche nei link di questo blog. Si tratta, a mio avviso, di un fatto grave che rievoca altri tempi…come segno di una regressione complessiva che stiamo vivendo a tutto campo. L’argomento, la libertà di cura, in riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, l’aveva affrontato in una lettera don Paolo Farinella - anche lui tra i firmatari dell’appello -, pubblicata nel post del 7 marzo 2009. Tra gli “ammoniti”, c’è anche l’amico sacerdote don Aldo Antonelli, di cui più volte ho fatto menzione sul blog.   

Sul fine vita non si fiata. Il Vaticano censura preti e religiosi firmatari di un appello per la libertà di cura

Un’intimidazione con pochi precedenti quella appena avviata dal Vaticano contro 41 preti e religiosi che poco più di cinque mesi fa firmarono un appello “per la libertà sul fine-vita” promosso dalla rivista MicroMega dopo la morte di Eluana Englaro e durante la discussione al Senato del disegno di legge sul testamento biologico, poi approvato lo scorso 26 marzo.

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Riporto il comunicato degli amici del movimento Noi siamo Chiesa, sulla recente lettera che Benedetto XVI ha inviato ai vescovi di tutto il mondo . In questi ultimi tempi, mi viene spesso da pensare a quante contrapposizioni (insieme ad unl rinascente forte anticlericalismo) stia continuamente generando questo papa nella società.  Come si ricorderà, il 19 aprile di due anni fa, al momento della sua proclamazione, Joseph Alois Ratzinger, si autodefinì  “l’umile servo nella vigna del Signore”, lasciando addirittura sperare alcuni in una sua possibile conversione come autentico Pastore della Chiesa di Dio. In realtà, non solo è rimasta intatta l’impronta di quando era il prefetto della “Congregazione per la dottrina della fede”, ma, a mio avviso, si è perfino irretito nel suo nuovo ruolo.

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  • Kunt, il Marziano

  • Da "Diario notturno"

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Perchè Ennio Flaiano e perchè il Marziano

    Oltre al forte apprezzamento per questo scrittore, come è noto anche sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del '900 letterario italiano, c'è un motivo quasi "campanilistico" che negl'anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent'anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In ricordo dello scrittore, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo.
  • Ma il legame con Ennio Flaiano, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannuncio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall'insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell'impegno civile "maturo" e costante. Invece, la scelta di "Un marziano a roma" (da "Diario notturno", ed. Aldelphi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio estraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innvovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov'era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io pur avendo vissuto "dentro" la città e non ai suoi margini, metaforicamente continuo a preferire il non atterraggio, nel senso di non voler correre il rischio di derive conformistiche...e la cosa non riguarda solo Roma.