Gen
25
La speranza contro le alchimie…e i giochi del sottobosco
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Eppure doveva risultare chiaro già nel 2005 al Partito Democratico, quando Nicki Vendola vinse le primarie contro lo stesso sfidante di ieri, Francesco Boccia. Doveva essere chiaro e cristallino, che il vero “laboratorio” in Puglia al quale fare riferimento è semmai un altro: quello che Vendola ha praticato nell’esperienza concreta di governo della regione, attraverso obiettivi chiari, tra cui la difesa del valore pubblico dell’acqua, il no al nucleare e il rilancio di un’economia “compatibile” legata alle risorse locali e a progetti finanziati dall’Unione Europea, solo per citare i principali. Ma una parte dell’attuale gruppo dirigente del PD, quello che è risultato maggioritario alle primarie per l’elezione del segretario nazionale, con il vincente che andava ripetendo durante la sua campagna elettorale, quasi come una litania, di non voler rinunciare a dichiararsi ancora “di sinistra”. Quelli, che sempre nel corso della campagna elettorale per le primarie, hanno tappezzato i muri delle città inneggiando ad un Partito Democratico “laico, popolare e di sinistra”. Gli stessi , insomma, che non hanno fatto nulla per far vincere Soru in Sardegna, perchè in ben altre faccende trasversali affaccendati (v. il post Morte a Venezia del 4 marzo 2009). Allora, occorre ricordare pure questa volta, che dietro l’apparente miopia dei trafficanti di alleanze e sudditanze, c’erano a monte interessi ben precisi, non palesati e mal camuffati, con la scusa dell’allargamento “al centro” dell’alleanza di centro sinistra.
Lug
6
Orfana e claudicante…dall’ethos civile alle ronde dolci
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Da un articolo del Corriere della sera del 4 luglio scorso, apprendo una notizia a me nota solo in parte, ossia di una legge regionale del 2003, con la quale l’Emilia Romagna ha conferito ad associazioni civiche di volontari, la funzione di “presidio” sul territorio: davanti le scuole, nei parchi, perfino nei cimiteri. Tengono a precisare i fautori, che le “squadre” di cittadini - o “ronde dolci”, come qualcuno le ha definite - nulla hanno a che vedere con le “ronde” di stampo leghista. Non ronde per la “sicurezza” dunque, si tratterebbe semmai di un approccio “culturale” ai problemi che riguarda il decoro urbano, per portare, oltretutto, “coesione sociale” (?). Quello che invece io ricordavo, erano le dichiarazioni di Sergio Cofferati, quando nella sua veste di sindaco di Bologna ebbe a dire che “i cittadini possono dare un contributo al presidio del territorio” e auspicava ciò proprio in funzione della “sicurezza”. In modo esplicito, senza mezzi termini, quasi a fare da pendant ad una cosa che, nei fatti, poteva assomigliare molto alle famigerate “ronde”. E giustamente, la frase è ricordata da Paolo Foschi nel suo pezzo. L’articolo del Corriere, cita anche altre esperienze significative di enti locali dove governa (o ha governato fino a poco tempo fa) il centro sinistra. Ma vorrei soffermarmi brevemente sul caso Emilia Romagna, perchè lo trovo eloquente se riferito al declino complessivo di un intero modello sociale, come quello emiliano appunto. Però non solo, in quanto paradigmatico di un atteggiamento che troviamo anche altrove.
Mar
17
Giuseppe Di Vittorio…segue Porta a Porta
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Guardiamo raramente la tv in casa, se capita la sera dopo cena e comunque sul tardi…il trash di cui ormai è satura, che non suoni snobistico, ci tiene decisamente distanti. E distanti sentiamo anche le fiction che si susseguono in questi anni, tranne quella sul Commissario Montalbano di cui, quando è stato possibile, abbiamo seguito qualche episodio. A questa, ci sentiamo di aggiungere solo quella dedicata ad Alcide De Gasperi, interpretata dal bravo Fabrizio Gifuni.
Domenica 15 e lunedì 16 marzo, è andato in onda su Rai1 “Pane e libertà”, sulla vita del padre del sindacalismo italiano, Giuseppe Di Vittorio. Confesso, che all’inizio temevo l’ennesima fiction edulcorata e dalle prime sequenze, ho perfino temuto che avessero mutuato qualche impostazione scenografica dall’indimenticabile Novecento di Bertolucci, probabilmente nell’intento mal celato di conferire una forza evocativa al film televisivo. Invece no, superate le prime diffidenze, ho dovuto ricredermi. Non solo per la bravura dell’interprete principale Pierfrancesco Savino, ma anche per l’indiscutibile profilo umano del personaggio che si è voluto mettere in risalto, la sua vita straordinaria, insieme alla fedeltà verso il contesto storico nel quale ha operato Giuseppe Di Vittorio. Questo dirigente politico e sindacale assolutamente atipico, che alla sua appartenenza politica al PCI, ha sempre anteposto i diritti e la dignità dei lavoratori. Sopra ogni cosa, pure contro la disciplina di partito. E infatti, si evincono bene dal film le sue posizioni “eretiche”, in contrasto con Togliatti, prima e durante il fascismo, rispetto alla politica condotta dall’Unione Sovietica…così come successivamente, nel 1956, sui tragici avvenimenti in Ungheria. Ciò che ancora oggi colpisce del personaggio, è la sua intransigente difesa dell’autonomia del mondo del lavoro dalla politica, l’affermazione di un senso dell’emancipazione sociale libera (per quanto fosse possibile) dai condizionamenti dei partiti politici. Come valore in se. Una linea di pensiero, che lo attraverserà fin dagli esordi della sua attività in difesa dei diritti dei “cafoni” pugliesi - che non abbandonerà mai nel pensiero e nell’azione -, fino a quando verrà eletto nel 1945 segretario generale della CGIL.
Mar
4
Morte a Venezia
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Inserisco un articolo scritto all’indomani della sconfitta di Soru in Sardegna. Come è noto, dopo è seguita l’assemblea nazionale dle Partito Democratico che ha eletto come segretario Dario Franceschini…ma, al di là delle primarie se andavano fatte o meno, resta il problema di fondo che ho sollevato nell’articolo che segue: il ricambio delle classi dirigenti, i nuovi criteri da adottare. E non basterà far amergere il giovane di turno, magari perchè è apparso sulla copertina di Time come una promessa emergente: spesso, come ama ripetere un mio caro amico abruzzese, i “giovani” possono essere semplicemente repliche bonsai delle oligarchie che hanno dietro, perchè in quel contesto si sono formati.
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Ieri sera, parlando fino a notte fonda con alcuni amici su Skype, fra le altre cose abbiamo commentato in diretta i risultati che man mano pervenivano dallo spoglio della consultazione elettorale in Sardegna. Quando ho chiuso la comunicazione con loro, nonostante fosse molto tardi, il senso di sconforto non mi faceva dormire e così sono andato su una mailing list che abbiamo creato qualche anno fa con vecchi amici conosciuti nei primi anni ‘90 su Agorà Telematica, il mio primo provider.