Mar
17
Giuseppe Di Vittorio…segue Porta a Porta
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Guardiamo raramente la tv in casa, se capita la sera dopo cena e comunque sul tardi…il trash di cui ormai è satura, che non suoni snobistico, ci tiene decisamente distanti. E distanti sentiamo anche le fiction che si susseguono in questi anni, tranne quella sul Commissario Montalbano di cui, quando è stato possibile, abbiamo seguito qualche episodio. A questa, ci sentiamo di aggiungere solo quella dedicata ad Alcide De Gasperi, interpretata dal bravo Fabrizio Gifuni.
Domenica 15 e lunedì 16 marzo, è andato in onda su Rai1 “Pane e libertà”, sulla vita del padre del sindacalismo italiano, Giuseppe Di Vittorio. Confesso, che all’inizio temevo l’ennesima fiction edulcorata e dalle prime sequenze, ho perfino temuto che avessero mutuato qualche impostazione scenografica dall’indimenticabile Novecento di Bertolucci, probabilmente nell’intento mal celato di conferire una forza evocativa al film televisivo. Invece no, superate le prime diffidenze, ho dovuto ricredermi. Non solo per la bravura dell’interprete principale Pierfrancesco Savino, ma anche per l’indiscutibile profilo umano del personaggio che si è voluto mettere in risalto, la sua vita straordinaria, insieme alla fedeltà verso il contesto storico nel quale ha operato Giuseppe Di Vittorio. Questo dirigente politico e sindacale assolutamente atipico, che alla sua appartenenza politica al PCI, ha sempre anteposto i diritti e la dignità dei lavoratori. Sopra ogni cosa, pure contro la disciplina di partito. E infatti, si evincono bene dal film le sue posizioni “eretiche”, in contrasto con Togliatti, prima e durante il fascismo, rispetto alla politica condotta dall’Unione Sovietica…così come successivamente, nel 1956, sui tragici avvenimenti in Ungheria. Ciò che ancora oggi colpisce del personaggio, è la sua intransigente difesa dell’autonomia del mondo del lavoro dalla politica, l’affermazione di un senso dell’emancipazione sociale libera (per quanto fosse possibile) dai condizionamenti dei partiti politici. Come valore in se. Una linea di pensiero, che lo attraverserà fin dagli esordi della sua attività in difesa dei diritti dei “cafoni” pugliesi - che non abbandonerà mai nel pensiero e nell’azione -, fino a quando verrà eletto nel 1945 segretario generale della CGIL.
Mar
8
ll mistero di Gunther Wiesler
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Gunther Wiesler, il biochimico e ricercatore tedesco che risiedeva nella Svizzera italiana, misteriosamente scomparso nel 2005. Ex agente della Stasi (il “Ministero per la sicurezza dello stato” della Germania dell’Est), era stato licenziato da un centro di ricerche di Basilea per aver rubato dei campioni di DNA, e da mesi collaborava segretamente con un altro istituto misterioso di Colonia. In realtà, una storia di fantasia per spiegare le implicazioni pratiche della ricerca di frontiera sulle biotecnologie. L’altro marziano di Pescara, ossia l’amico Andrea Monti, ha partecipato alla fiction della Rete Televisiva della Svizzera italiana sul mistero Wiesler, riporto una parte qui sotto.