La rete facilita la circolazione di modelli culturali, di stili, di pensiero, agevola la conoscenza di dati e di un patrimonio culturale accumulato. Ma favorisce anche l’omogeneizzazione: in ciò, uno degli aspetti ben visibili, è appunto l’assenza di un pensiero che si disponga in modo circolare. I “social network”, malgrado le apparenze, l’indubbia capacità di aggregazione, non sempre contribuiscono in modo positivo ad un simile approccio nel pensiero, al confronto riflessivo. Molto spesso, come si può notare anche dalla miriade di iniziative, si procede per proclami, si richiedono “adesioni”, si scrivono aforismi - nella migliore delle ipotesi, perchè si tratta più di luoghi comuni o modi di dire - non per essere letti ma per fare colpo oppure affinchè siano imparati a memoria. Allora, forse occorre ripartire soprattutto da strumenti utili “per pensare”, senza alcuna pretesa esaustiva, restituendo alla rete il suo valore comunicativo e di scambio autentico. Qualcuno potrà obiettare che ci si vuole tirare fuori da un normale trend evolutivo - quello ineluttabile legato ai social network -, ma, invece di replicare i facili entusiasmi acritici che accompagnarono l’affermarsi della rete con molte aspettative poi tradite, non sarebbe auspicabile ricominciare a chiedersi quali sono i luoghi - reali e virtuali - dove le persone possano comunicare davvero e l’amicizia non sia una scatola vuota come scriveva Maria Laura Rodotà in un articolo del 2009 sul Corriere della sera?



