Perchè il Marziano

Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, figura davvero singolare nel panorama del ‘900 letterario italiano, c’è un primo motivo quasi “campanilistico” che negl’anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent’anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In suo ricordo, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo a Roma.

Ma il legame con questo scrittore, che oggi risulta ben più importante di quanto apparisse quando era in vita, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannunzio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall’insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell’impegno civile “maturo” e costante. Infine, c’è un aspetto fondamentale e di carattere più generale di cui ho subito la fascinazione unito ad un altro -che sento addirittura vicino per alcuni tratti della mia formazione: ciò che mi ha sempre colpito in Flaiano, pur non essendo inquadrabile politicamente, è l’essere stato un autore che, tra teatro, cinema, letteratura e giornalismo non ha mai esitato a portare a galla i vizi e il malcostume dei compatrioti, un osservatore attento dell’italiano medio e pure uno scrutatore dei meccanismi del potere, dei tic delle classi ricche e povere, delle nevrosi della piccola borghesia, un bacchettatore inflessibile dei difetti che nemmeno l’anticonformismo cronico gli impediva di riconoscere talora su di se. L’altro aspetto, correlato al primo, che sento intimamente affine, è legato ad un lato del mio carattere, malgrado non abbia mai esitato a schierarmi apertamente sui contenuti nel mio impegno civile, ossia quello che ha caratterizzato intellettualmente Flaiano per il suo ‘individualismo laico’. Mi riferisco alla sua preferenza nell’osservare e descrivere e, quando necessario, sbeffeggiare per far riflettere da un avamposto sganciato dalle oligarchie di partito. Tutte incluse ovviamente. Per ciò che mi riguarda però, questa similitudine, con tutte le dovute distanze di spessore dallo scrittore abruzzese, nel sottoscritto ha avuto un positivo rovescio della medaglia: l’aver privilegiato, praticamente da sempre, una forma di ‘militanza senza appartenenza’.

Invece, la scelta di “Un Marziano a Roma”, trae spunto da Kunt, il personaggio extraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Villa Borghese nel cuore di Roma, porterà un vero terremoto innovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomberà nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov’era prima, ma ciò non sarà più possibile. Tutto ciò anticiperà lo sguardo su Roma descritto ne La dolce vita e il suo particolare gioco allo straniamento: proprio l’effetto estraniante che ho percepito come istruttivo sulle assurdità che dall’interno del sistema si è abituati a vivere come normali.  Io che ho vissuto da “dentro” la città e non ai suoi margini, voglio continuare a leggere la realtà criticamente senza restarne travolto, senza uniformarmi ad essa come alla fine è accaduto a Kunt.

  • Kunt, il Marziano

  • Da "Un Marziano a Roma", di Ennio Flaiano

    "Al Campidoglio il sindaco si è coperto di ridicolo parlando di Roma come maestra di civiltà. Ci sono stati colpi di tosse. La gaffe era ormai irreparabile e il sindaco non ha proseguito sull'argomento, limitandosi ad elogiare il sistema planetario, alla cui scoperta ha contribuito l'italiano Galilei, col suo cannocchiale e i suoi studi sul sole. Il marziano sorrideva ed a un certo momento pare si sia chinato all'orecchio di un cardinale, che gli sedeva al fianco, per dirgli qualcosa. Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite"
  • Ennio Flaiano

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