Oltre al forte apprezzamento per Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore, critico cinematografico e teatrale, nonchè giornalista, davvero singolare nal panorama del ‘900 letterario italiano, c’è un motivo quasi “campanilistico” che negl’anni mi ha accostato a lui. Flaiano è si nato a Pescara, ma il suo nome si è poi indissolubilmente legato a Roma, oltretutto al quartiere di Montesacro dove visse dal 1952 per circa vent’anni, lo stesso, dove io da sempre ho vissuto e continuo a vivere. In suo ricordo, la Compagnia teatrale Labit nel 2003 ha affisso una targa in via Montecristo a Roma.

Ma il legame con questo scrittore, ha anche un significato più specifico: in un lungo articolo pubblicato sulla rivista Il Mondo di Pannunzio nel 1957, Flaiano, che era capo redattore, descriveva la nascita del quartiere Talenti - limitrofo a Montesacro -, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente divorava intere porzioni della campagna romana circostante. Solo un esempio eloquente, ma proprio dall’insieme di simili aspetti degenerativi di una città unica al mondo, ho mosso i miei primi passi dell’impegno civile “maturo” e costante.

Invece, la scelta di “Un Marziano a Roma” (in “Opere scelte”, ed. Einaudi, 1979), trae spunto da Kunt, il personaggio extraterrestre narrato nel breve racconto di Flaiano, che atterrando a Roma, porta un vero terremoto innovativo, ma, come una raffica di vento, passata questa tutto ripiomba nel conformismo piccolo borghese di una volta. Travolgendo e uniformando pure Kunt, che sogna di tornare dov’era prima, ma ciò non sarà più possibile. Bene, io come ho vissuto criticamente da “dentro” la città e non ai suoi margini, voglio continuare a vedere la realtà da fuori standovi dentro.

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